All'estremo nord dell'Europa, tra Norvegia, Svezia, Finlandia e penisola di Kola, vive il popolo sami, che chiama la propria terra Sápmi. Prima della cristianizzazione completa, avvenuta tra il XVII e il XVIII secolo, i Sami avevano una figura religiosa che gli studiosi accostano senza esitazione agli sciamani siberiani: il noaidi. Il suo strumento più celebre era il tamburo, uno degli oggetti più studiati di tutta l'etnografia europea.
Chi era il noaidi
Il noaidi era lo specialista che manteneva i rapporti tra la comunità e il mondo invisibile. Le fonti, quasi tutte scritte da missionari e funzionari, gli attribuiscono alcuni compiti ricorrenti:
- consultare gli spiriti per conoscere l'esito di una caccia, di un viaggio, di una migrazione delle renne;
- intervenire quando una persona era considerata colpita da una perdita d'anima o da un'influenza ostile;
- accompagnare i sacrifici alle potenze del paesaggio;
- compiere viaggi rituali, in uno stato di trance, verso i regni degli spiriti e dei morti.
Nelle descrizioni seicentesche il noaidi cade a terra come privo di vita mentre il suo «spirito» viaggia; i presenti, spesso donne, cantano per sostenerlo e per richiamarlo. È uno schema che ritroviamo, con varianti, in tutta l'area circumpolare.
Il tamburo e le sue figure
Il tamburo sami, chiamato in sami settentrionale goavddis e in altre lingue sami con nomi diversi, era costituito da una cornice di legno su cui era tesa una pelle di renna. Sulla pelle erano dipinte, con un colorante rossastro ricavato dalla corteccia di ontano, numerose figure: divinità, uomini, renne, case, barche, il sole, a volte chiese e figure cristiane.
Esistevano diversi tipi costruttivi, che variavano da regione a regione:
| Tipo | Caratteristica principale |
|---|---|
| A cornice | pelle tesa su un anello di legno curvato |
| A ciotola | cassa scavata in un unico pezzo di legno, con fori decorativi |
Le figure non erano decorazioni. Formavano una vera mappa del cosmo, spesso divisa in fasce orizzontali che corrispondevano ai livelli del mondo: il cielo con le sue potenze, la terra degli uomini, il mondo sotterraneo dei morti. Il sole occupava a volte il centro, a volte una posizione eminente.
L'indicatore e la divinazione
Una funzione del tamburo era divinatoria. Sulla pelle si poneva un piccolo indicatore, spesso un anello o un gruppo di anelli di metallo, oppure un pezzo di osso o di corno. Battendo il tamburo con un martelletto di corno, l'indicatore si spostava sulla superficie e si fermava su una o sull'altra figura. Dal suo percorso si traevano indicazioni sulla domanda posta.
Questo uso non era riservato soltanto al noaidi: secondo alcune fonti anche i capofamiglia possedevano un tamburo per le consultazioni domestiche. Il noaidi, però, lo usava anche come veicolo della trance e del viaggio.
Le figure divine
Tra le figure dipinte, i missionari riconobbero alcune potenze ricorrenti, i cui nomi ci sono giunti in grafie varie. Tra le più note:
- Madderakka, la madre ancestrale legata alla nascita, e le sue figlie Sarakka, Juksakka e Uksakka, associate al parto, al destino del nascituro e alla soglia della tenda;
- una potenza del tuono, spesso raffigurata con un martello;
- il sole, in molte varianti;
- figure del mondo dei morti, collocate nella parte bassa del tamburo.
Le figure femminili della casa mostrano quanto la religione sami fosse intrecciata con la vita quotidiana della tenda e della famiglia.
La persecuzione
Dal XVII secolo le autorità statali e la Chiesa luterana di Svezia e di Danimarca-Norvegia intrapresero una campagna sistematica contro la religione sami. I tamburi furono cercati, confiscati e bruciati; i luoghi sacri furono profanati; i noaidi furono processati. In Norvegia il missionario Thomas von Westen, all'inizio del Settecento, fu una delle figure centrali di questa opera.
Un caso noto è quello di Anders Poulsen, un anziano noaidi processato a Vadsø nel 1692, che durante l'interrogatorio spiegò il significato delle figure del proprio tamburo. Fu ucciso prima della sentenza. Il suo tamburo finì nelle collezioni reali danesi e, dopo una lunga richiesta da parte sami, è stato restituito a un museo sami in Norvegia nel 2023.
Paradossalmente, molti tamburi si sono conservati proprio perché confiscati e inviati nelle collezioni di Copenaghen, Stoccolma e di altre città europee. Ne restano alcune decine, ciascuno diverso dagli altri.
Il tamburo oggi
Per molti Sami contemporanei il tamburo è diventato un simbolo di identità e di continuità culturale. Artisti e artigiani ne costruiscono di nuovi, ispirati ai modelli storici. Il dibattito sulla restituzione dei tamburi conservati nei musei è parte di un più ampio processo di riconoscimento della storia sami.
Lo Studio Esoterico Cornelio guarda a questi oggetti con il rispetto dovuto a una tradizione viva: non come curiosità esotiche, ma come testimonianze di un modo di abitare il mondo.
In sintesi
- Il noaidi era lo specialista religioso dei Sami, accostato dagli studiosi agli sciamani siberiani.
- Il tamburo, con le sue figure dipinte, era una mappa del cosmo e uno strumento divinatorio.
- Un indicatore che si muoveva sulla pelle battuta forniva le risposte alle domande.
- Tra XVII e XVIII secolo Chiesa e Stato perseguitarono noaidi e tamburi.
- Oggi il tamburo è un simbolo di identità e al centro di richieste di restituzione.