Se c'è un oggetto che riassume lo sciamanesimo siberiano agli occhi degli osservatori, è il tamburo. Le fonti etnografiche dei secoli XVIII, XIX e XX lo descrivono presso quasi tutti i popoli della Siberia, dagli Evenchi ai Sacha, dai Buriati ai Chukchi. Non è soltanto uno strumento musicale: per chi lo usa è un essere, un veicolo, una mappa del mondo.
La forma e i materiali
Il tamburo siberiano è in genere un tamburo a cornice: un telaio circolare o ovale di legno curvato, su cui è tesa una sola pelle. La pelle proviene di solito da un animale importante per il gruppo: renna, alce, cervo, talvolta cavallo nelle regioni di allevamento. All'interno del telaio si trova una struttura per impugnarlo, che può essere una croce di cinghie, una sbarra di legno o di ferro, e a cui spesso sono appesi sonagli, campanelli o pendenti metallici.
Le dimensioni variano molto. Alcuni tamburi sono piccoli e leggeri, altri superano il mezzo metro di diametro. La forma ovale è frequente in diverse aree della Siberia orientale, quella rotonda in altre. Ogni dettaglio, dalla scelta del legno al numero dei pendenti, poteva avere un significato preciso nella tradizione di quel popolo.
Il battente
Il tamburo si suona con un battente, spesso di legno ricoperto sul lato battente di pelle o pelliccia, che smorza il suono e lo rende più cupo. In molte tradizioni il battente non serviva soltanto a suonare: poteva essere lanciato o lasciato cadere per trarre presagi, osservando da quale lato si posava. Era dunque anche uno strumento di divinazione.
Il tamburo come cavalcatura
Uno dei temi più ricorrenti nelle descrizioni etnografiche è l'idea che il tamburo sia la cavalcatura dello sciamano. Presso i popoli allevatori di cavalli dell'Altai e della Siberia meridionale il tamburo era detto, o immaginato come, il cavallo con cui lo sciamano viaggiava. Presso i popoli della taiga e della tundra poteva essere una renna o un alce.
Questa identificazione spiega perché la pelle dell'animale non fosse un semplice materiale. L'animale, in un certo senso, continuava a vivere nel tamburo, e il suo spirito accompagnava lo sciamano. In diverse tradizioni il tamburo nuovo veniva sottoposto a un rito che lo «animava», cioè lo rendeva vivo e pronto al viaggio. Senza questo passaggio era un oggetto come un altro.
Il tamburo come mappa del mondo
Molti tamburi recano sulla pelle figure dipinte, spesso con pigmenti rossi ricavati da sostanze naturali. Le immagini rappresentano il cosmo così come era concepito: il cielo con il sole e la luna, la terra con gli animali e gli uomini, talvolta il mondo inferiore. Linee orizzontali possono dividere la superficie in zone corrispondenti ai diversi mondi.
Il tamburo diventa allora una mappa: lo sciamano, battendo sulla pelle, percorre simbolicamente lo spazio che vi è raffigurato. Non tutti i tamburi erano dipinti, e le immagini variavano da popolo a popolo e da sciamano a sciamano, perché spesso riflettevano gli spiriti personali di chi li usava.
Il suono e il ritmo
Il ritmo del tamburo accompagna canti e invocazioni. Le fonti descrivono sedute che duravano ore, con momenti di battito lento e momenti di intensità crescente, quando lo sciamano compiva il viaggio verso gli spiriti. Il suono era pensato come un richiamo per gli spiriti ausiliari e, insieme, come la forza che sosteneva il cammino.
I sonagli metallici interni ed esterni aggiungevano un tintinnio continuo. Insieme al costume carico di pendenti, il tamburo creava un paesaggio sonoro complesso, che gli osservatori europei faticavano a descrivere.
Un oggetto personale e pericoloso
Il tamburo non era un oggetto qualsiasi da prestare o vendere. Era legato allo sciamano per tutta la vita, e alla sua morte poteva essere distrutto, appeso a un albero vicino alla sepoltura o lasciato con il defunto. In alcune tradizioni lo sciamano possedeva più tamburi nel corso della vita, e ciascuno corrispondeva a una fase del suo cammino.
Durante l'epoca delle persecuzioni, prima da parte di missionari e poi delle autorità sovietiche, molti tamburi furono confiscati o distrutti. Una parte finì nei musei, dove si trova ancora oggi. Per le comunità indigene questi oggetti hanno un valore che va ben oltre quello museale.
Che cosa ci insegna
Lo studio del tamburo mostra quanto, nelle tradizioni siberiane, materia e spirito fossero intrecciati. Un cerchio di legno e una pelle tesa diventavano un animale vivo, una mappa dell'universo e un ponte tra i mondi. Lo Studio Esoterico Cornelio invita a guardare questi oggetti con lo sguardo dell'antropologo rispettoso: non come strumenti da imitare, ma come testimonianze di una visione del mondo coerente e profonda.
In sintesi
- Il tamburo siberiano è un tamburo a cornice con una sola pelle animale e una struttura interna di presa.
- Il battente serviva a suonare ma anche a trarre presagi.
- In molte tradizioni il tamburo era la cavalcatura dello sciamano, cavallo o renna.
- Le figure dipinte sulla pelle rappresentavano spesso il cosmo e i suoi livelli.
- Era un oggetto personale, «animato» con un rito e legato alla vita dello sciamano.