Il nome con cui è conosciuta nel mondo, santería, è nato quasi come un'etichetta esterna: la «religione dei santi», per via della devozione apparente ai santi cattolici. I praticanti preferiscono spesso parlare di Regla de Ocha («regola degli oricha») o di religione lucumí. È una tradizione di origine yoruba, ricostruita a Cuba dalle persone deportate dall'Africa occidentale, e oggi diffusa in molte parti delle Americhe e oltre.
Chi erano i lucumí
A Cuba, le persone di lingua yoruba venivano chiamate lucumí, un termine di origine incerta che nel tempo divenne il nome di un'identità religiosa e linguistica. La lingua liturgica della Regla de Ocha, usata nei canti e nelle preghiere, è appunto chiamata lucumí: deriva dallo yoruba, ma si è evoluta in modo autonomo nel corso delle generazioni.
L'arrivo massiccio di persone yoruba a Cuba avvenne soprattutto nell'Ottocento, quando l'economia dello zucchero richiedeva una manodopera enorme e la tratta verso l'isola restava intensa. In quel periodo, in Africa occidentale, le guerre legate al declino dell'impero di Oyo producevano molti prigionieri.
I cabildos de nación
Uno strumento decisivo per la conservazione delle tradizioni furono i cabildos de nación. Si trattava di associazioni, ammesse dalle autorità coloniali e legate alla Chiesa, che riunivano africani della stessa «nazione» d'origine. Avevano funzioni di mutuo soccorso, organizzavano feste e partecipavano alle processioni religiose.
Sotto la protezione di un santo patrono, nei cabildos si continuavano a suonare i tamburi, a cantare nelle lingue africane e a onorare le divinità ancestrali. In questi spazi, tollerati ma sorvegliati, prese forma il nucleo della futura Regla de Ocha.
Gli oricha e i santi
Nella Regla de Ocha le divinità si chiamano oricha. Ciascuna venne associata a una figura cattolica che condivideva qualche tratto della sua iconografia o del suo carattere.
| Oricha | Ambito simbolico | Corrispondenza cattolica tradizionale |
|---|---|---|
| Eleguá | Strade, soglie, inizio | Santo Niño de Atocha, sant'Antonio |
| Changó | Tuono, fuoco, regalità | santa Barbara |
| Yemayá | Mare, maternità | Virgen de Regla |
| Ochún | Fiumi, dolcezza, amore | Virgen de la Caridad del Cobre |
| Obatalá | Purezza, saggezza | Virgen de las Mercedes |
| Babalú Ayé | Malattia e compassione | san Lazzaro |
L'associazione tra Changó, divinità maschile, e santa Barbara, figura femminile, colpisce sempre chi la incontra per la prima volta. Il ponte è iconografico: la santa è legata al fulmine ed è spesso raffigurata in rosso e bianco, i colori dell'oricha.
L'iniziazione: «hacerse santo»
Il passo più importante nella vita religiosa è il kariocha, l'iniziazione con cui l'oricha tutelare viene «assentato», cioè posto stabilmente, sulla testa della persona. In linguaggio comune si dice hacerse santo. Prima di arrivarvi, il devoto riceve di solito alcuni elementi preparatori, come le collane rituali (elekes) nei colori degli oricha e la protezione dei guerrieri.
Dopo la cerimonia, il nuovo iniziato, chiamato iyawó, vive per un anno secondo regole precise: veste di bianco, evita certi luoghi e comportamenti, segue un'etichetta di rispetto verso gli anziani. È un periodo di nuova nascita simbolica, in cui la persona impara a vivere accanto al proprio oricha.
Due sistemi di divinazione
La Regla de Ocha dispone di due grandi sistemi oracolari:
- il diloggún, la divinazione con sedici conchiglie cauri, praticata dai santeros e dalle santeras;
- Ifá, riservato ai babalawos, sacerdoti di Orula, che usano strumenti come la catena divinatoria (opelé) e il tavolo rituale.
In entrambi i casi, le figure ottenute rimandano a un vasto patrimonio di racconti (patakí) e di consigli, che il divinatore interpreta per la persona che consulta. Accanto a questi c'è anche l'oracolo più semplice del cocco, usato per domande che richiedono una risposta immediata.
Musica e feste
Le feste in onore degli oricha, chiamate spesso tambores o toques, sono accompagnate dai tamburi, dai canti a risposta tra solista e coro e dalla danza. Ogni oricha ha i suoi ritmi e i suoi passi; nella cerimonia, un iniziato può entrare in trance e «montare» la divinità, che allora parla e benedice i presenti.
Dalla clandestinità al mondo
Per gran parte della sua storia la Regla de Ocha è stata guardata con sospetto e talvolta perseguitata. Studiosi cubani come Fernando Ortiz e Lydia Cabrera, nella prima metà del Novecento, ne documentarono riti, racconti e linguaggio, contribuendo a riconoscerne il valore culturale.
Nella seconda metà del secolo, con le migrazioni cubane verso gli Stati Uniti, la religione si radicò a Miami, New York e altrove, raggiungendo poi anche l'America Latina e l'Europa.
In sintesi
- «Santería» è il nome popolare della Regla de Ocha, religione cubana di origine yoruba detta anche lucumí.
- I cabildos de nación furono spazi decisivi per conservare tamburi, canti e divinità.
- Ogni oricha venne associato a un santo cattolico, spesso per affinità iconografiche.
- L'iniziazione (kariocha) è seguita da un anno da iyawó vestiti di bianco.
- Diloggún e Ifá sono i due grandi sistemi di divinazione della tradizione.