◎ Sciamanesimo eurasiatico

Tengri, il Cielo Eterno dei popoli della steppa

Tengri nella storia dei popoli turchi e mongoli: dalle iscrizioni dell'Orkhon al sigillo dei Gran Khan, fino al tengrismo contemporaneo dell'Asia centrale.

Chi attraversa le steppe dell'Asia centrale e della Mongolia ha davanti a sé, prima di ogni altra cosa, il cielo: immenso, uniforme, presente in ogni direzione. Non sorprende che i popoli nomadi di queste terre abbiano fatto del cielo la loro realtà sacra suprema. Il suo nome, in forme diverse nelle lingue turche e mongole, è Tengri.

Un nome antico

Il termine ha una storia lunga. Gli storici cinesi, nel riferire i titoli dei sovrani degli Xiongnu, la confederazione nomade che per secoli fronteggiò la Cina dei Han, riportano una parola trascritta come chengli, che molti studiosi interpretano come una forma antica di Tengri, con il significato di «cielo». Sulla lingua degli Xiongnu si discute ancora, ma il collegamento è ampiamente accettato.

Nelle lingue turche e mongole la parola indica insieme il cielo visibile e la potenza divina che lo abita o che esso è. Questa doppia valenza è essenziale: Tengri non è un dio che vive in cielo, è in un certo senso il cielo stesso come principio sacro.

Le iscrizioni dell'Orkhon

Le testimonianze più antiche scritte da popoli turchi su Tengri si trovano nelle iscrizioni dell'Orkhon, nell'attuale Mongolia. Sono stele erette nella prima metà dell'VIII secolo per i sovrani del secondo khaganato dei Turchi, tra cui il principe Kül Tegin e suo fratello Bilge Qaghan, e scritte in un alfabeto runiforme turco antico.

In questi testi Tengri è la potenza che concede il potere al sovrano. Il khan regna perché il cielo lo ha voluto, e quando il popolo si allontana dalle proprie leggi il favore celeste viene meno. Le iscrizioni nominano anche Umay, figura femminile protettrice, e la potenza sacra della terra e dell'acqua, che con il cielo formano un ordine cosmico complessivo.

Il Cielo Eterno dei Mongoli

Con l'impero mongolo, nel XIII secolo, l'idea di Tengri assume una portata universale. I sovrani si richiamano al Möngke Tengri, il Cielo Eterno, come fonte della loro autorità. Le lettere inviate dai Gran Khan ai sovrani stranieri si aprivano con formule che invocavano la forza del Cielo Eterno.

Un esempio celebre è la lettera del Gran Khan Güyük a papa Innocenzo IV, del 1246, portata in Europa dal francescano Giovanni da Pian del Carpine. Il sigillo e il testo affermano che il potere del khan deriva dal Cielo Eterno, e invitano il papa a sottomettersi. La lettera è conservata negli Archivi Vaticani.

Tengri e la vita quotidiana

Per i nomadi, il cielo non era soltanto una potenza politica. Era presente nei gesti quotidiani: le libagioni di latte gettate verso l'alto e verso le direzioni dello spazio, il rispetto per il fuoco e per il focolare, le preghiere all'alba. Accanto a Tengri si veneravano molti tengri minori, potenze celesti legate a fenomeni o luoghi; in alcune tradizioni mongole se ne contano novantanove, divisi tra quelli dell'ovest e quelli dell'est.

Lo sciamano aveva un ruolo in questo sistema, ma non ne era il centro esclusivo. Il culto del cielo era anche familiare e politico, guidato dal capofamiglia e dal sovrano.

L'incontro con altre religioni

Nel corso dei secoli i popoli della steppa adottarono religioni universali: il buddhismo, l'islam, il cristianesimo nestoriano, il manicheismo presso gli Uiguri. Tengri non scomparve. In molte lingue turche la parola continuò a designare Dio, anche in contesto islamico, e alcuni tratti del culto del cielo sopravvissero nelle usanze popolari.

Il tengrismo contemporaneo

Dopo la fine dell'Unione Sovietica, in Kazakistan, Kirghizistan, nelle repubbliche turcofone della Russia e in Mongolia si è sviluppato un interesse per il tengrismo, inteso come religione originaria dei popoli della steppa. È un fenomeno complesso, che unisce ricerca storica, recupero identitario e talvolta nazionalismo.

Lo storico delle religioni deve distinguere con cura tra ciò che le fonti attestano e le ricostruzioni moderne. Il tengrismo di oggi è un movimento vivo e legittimo come espressione culturale, ma non va confuso con una tradizione trasmessa senza interruzioni dall'antichità.

Una lezione sul sacro

Tengri ricorda che il sacro può essere vissuto senza templi né immagini: come un cielo che sovrasta tutto e a cui tutto risponde. Lo Studio Esoterico Cornelio vi riconosce uno dei grandi archetipi della religiosità umana, la volta celeste come principio d'ordine e di giustizia.

In sintesi

  • Tengri indica insieme il cielo visibile e la potenza sacra dei popoli turchi e mongoli.
  • Le iscrizioni dell'Orkhon, dell'VIII secolo, presentano Tengri come fonte del potere del khan.
  • I Gran Khan mongoli invocavano il Cielo Eterno, come nella lettera di Güyük del 1246.
  • Il culto del cielo era anche familiare e politico, non solo sciamanico.
  • Il tengrismo contemporaneo è una ricostruzione moderna da distinguere dalle fonti storiche.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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