◎ Sciamanesimo eurasiatico

Gli sciamani visti dall'Europa: viaggiatori ed esploratori

Da Avvakum all'incisione di Witsen, da Gmelin alla commedia di Caterina II: come l'Europa scoprì, descrisse e giudicò gli sciamani della Siberia.

Per secoli lo sciamanesimo siberiano è stato conosciuto in Europa quasi soltanto attraverso gli occhi di stranieri: esuli, mercanti, missionari, scienziati al servizio dello zar. I loro resoconti sono fonti preziose, ma vanno letti sapendo che riflettono anche le idee, i pregiudizi e le curiosità di chi li scrisse. Ripercorrerne la storia significa capire come sia nata l'immagine europea dello sciamano.

Un arciprete in esilio

Una delle prime descrizioni russe di uno sciamano si trova nell'autobiografia dell'arciprete Avvakum, figura di spicco dei Vecchi Credenti, esiliato in Siberia a metà del XVII secolo. Avvakum racconta di aver assistito a una seduta di uno sciamano tunguso, consultato dal comandante della spedizione con cui viaggiava per conoscere l'esito di un'impresa militare.

La sua descrizione è carica di ostilità: per lui lo sciamano è un servitore dei demoni. Ma è anche vivida e precisa nei dettagli, e mostra che già allora le autorità russe, in certe circostanze, ricorrevano ai servizi degli sciamani locali.

L'incisione di Witsen

Nel 1692 il mercante e uomo politico olandese Nicolaes Witsen, sindaco di Amsterdam, pubblicò un'opera monumentale sulla Siberia e l'Asia settentrionale, Noord en Oost Tartarye. Tra le illustrazioni compare una delle immagini più celebri della storia dello sciamanesimo: uno sciamano tunguso raffigurato con corna di cervo sulla testa, un tamburo in mano e piedi artigliati, accompagnato da una didascalia che lo chiama «sacerdote del diavolo».

L'incisione, che probabilmente rielaborava descrizioni di seconda mano, mescola osservazione e fantasia. Ebbe però un'enorme diffusione e contribuì a fissare nell'immaginario europeo l'idea dello sciamano come figura diabolica e selvaggia.

Le grandi spedizioni del Settecento

Nel XVIII secolo l'Impero russo promosse una serie di spedizioni scientifiche in Siberia, spesso affidate a studiosi tedeschi. Tra i protagonisti:

Studioso Contesto
Daniel Gottlieb Messerschmidt viaggio in Siberia nei primi decenni del secolo, su incarico di Pietro il Grande
Johann Georg Gmelin naturalista della Seconda spedizione della Kamčatka (anni 1730-1740)
Georg Wilhelm Steller naturalista della stessa spedizione, attivo in Kamčatka
Peter Simon Pallas grandi viaggi negli anni 1768-1774

Questi studiosi raccolsero osservazioni su lingue, costumi, piante e animali, e anche sugli sciamani. Il loro sguardo era quello dell'Illuminismo: spesso curioso e attento ai dettagli, ma convinto che le sedute fossero inganni ai danni di popoli ingenui. Gmelin, per esempio, racconta di aver assistito a sedute e di averle considerate, sostanzialmente, spettacoli di prestigio.

Una commedia della zarina

Il giudizio illuminista sugli sciamani raggiunse perfino la corte. Nel 1786 l'imperatrice Caterina II scrisse una commedia intitolata Lo sciamano siberiano, in cui un impostore che si finge sciamano inganna la buona società di San Pietroburgo. L'opera prendeva di mira soprattutto le mode esoteriche dell'epoca nella capitale, ma usava la figura dello sciamano come simbolo di ciarlataneria.

Dal giudizio allo studio

Nell'Ottocento lo sguardo cambiò gradualmente. Linguisti ed etnografi come Wilhelm Radloff, che studiò a lungo i popoli turchi dell'Altai, cominciarono a trascrivere testi, canti e invocazioni nelle lingue originali, cercando di comprendere la logica interna delle sedute. Molti esuli politici russi, deportati in Siberia, divennero etnografi di valore, e alcuni di loro parteciparono a grandi spedizioni internazionali alla fine del secolo.

Fu così che lo sciamano passò, lentamente, dal ruolo di «sacerdote del diavolo» o di ciarlatano a quello di oggetto di studio scientifico, e poi di figura di interesse per la storia delle religioni.

Che cosa ci insegnano queste fonti

Leggere i viaggiatori europei richiede un doppio lavoro. Da un lato, le loro descrizioni conservano informazioni che altrimenti sarebbero perdute: costumi, gesti, nomi, luoghi. Dall'altro, ogni testo porta con sé il punto di vista del suo autore, religioso, scientifico o politico. Lo Studio Esoterico Cornelio invita a leggerli così: come testimoni preziosi e insieme parziali di un incontro tra mondi.

In sintesi

  • L'arciprete Avvakum descrisse nel XVII secolo una seduta di uno sciamano tunguso.
  • Nel 1692 Nicolaes Witsen pubblicò la celebre immagine del «sacerdote del diavolo».
  • Le spedizioni del Settecento, con Gmelin, Steller e Pallas, osservarono gli sciamani con sguardo illuminista.
  • Nel 1786 Caterina II scrisse la commedia Lo sciamano siberiano.
  • Nell'Ottocento studiosi come Radloff iniziarono a trascrivere i testi sciamanici nelle lingue originali.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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