La storia dello sciamanesimo siberiano nel Novecento è una storia di rottura e di continuità. In pochi decenni, tradizioni trasmesse per generazioni furono dichiarate nemiche del progresso, i loro specialisti perseguitati, i loro oggetti distrutti o rinchiusi nei musei. Eppure, alla fine del secolo, molte di queste tradizioni sono riemerse. Capire come sia potuto accadere aiuta a leggere con occhi più attenti lo sciamanesimo siberiano di oggi.
Lo sciamano come «nemico di classe»
Dopo la rivoluzione del 1917 il nuovo Stato sovietico intraprese una politica di trasformazione radicale delle società indigene del Nord. Nei primi anni prevalse un approccio relativamente cauto, affidato in parte a etnografi che conoscevano i popoli siberiani. Dalla fine degli anni Venti, con la collettivizzazione e le campagne antireligiose, l'atteggiamento cambiò.
Nella propaganda dell'epoca lo sciamano venne descritto in tre modi ricorrenti:
- come ciarlatano, che ingannava la popolazione con trucchi;
- come sfruttatore, che si arricchiva con i compensi ricevuti per i riti;
- come ostacolo alla medicina moderna, alla scuola e al lavoro collettivo.
Come i membri del clero delle altre religioni, gli sciamani furono privati di diritti civili, esclusi dalle cooperative, sottoposti a tassazioni punitive. Negli anni Trenta molti furono arrestati, deportati o uccisi.
Tamburi bruciati e tamburi nei musei
Gli oggetti rituali furono uno dei bersagli principali. Tamburi, costumi, figure di spiriti vennero confiscati, bruciati, gettati nei fiumi. Una parte, però, finì nelle collezioni dei musei etnografici, dove servì per esposizioni di «propaganda scientifica» che presentavano lo sciamanesimo come un residuo del passato.
Il risultato è paradossale: molti degli oggetti sciamanici siberiani meglio conservati oggi devono la loro sopravvivenza proprio alla stessa politica che voleva cancellarne l'uso.
La resistenza
La repressione non passò senza reazioni. Uno degli episodi più noti è la rivolta di Kazym, nei primi anni Trenta, tra i Chanty della Siberia occidentale, insieme ai Nenet della zona. Tra le cause ci furono le politiche di collettivizzazione, la sottrazione dei bambini per i collegi e l'ingresso di funzionari sovietici in luoghi sacri, come il lago Num-To. La rivolta fu repressa con durezza.
Più spesso la resistenza fu silenziosa. Gli sciamani continuarono a operare di nascosto, di notte, in accampamenti lontani; le famiglie conservarono piccoli oggetti rituali; le conoscenze si trasmisero in forma ridotta all'interno delle famiglie. Nella tundra e nella taiga, lontano dai centri amministrativi, il controllo era meno stretto.
Che cosa si perse
Sarebbe però ingenuo pensare che tutto sia sopravvissuto intatto. Si persero:
| Elemento | Perché si perse |
|---|---|
| I grandi riti pubblici | erano visibili e facilmente vietati |
| Le lunghe catene di trasmissione | molti sciamani morirono senza allievi |
| Le lingue rituali | le lingue indigene arretrarono davanti al russo |
| Il contesto di vita | sedentarizzazione e collegi cambiarono le comunità |
Quando, alla fine del secolo, le tradizioni tornarono alla luce, spesso dovettero essere ricostruite a partire da frammenti: ricordi degli anziani, oggetti di museo, testi di etnografi.
La rinascita dopo il 1991
Con la fine dell'Unione Sovietica, lo sciamanesimo è tornato apertamente nella vita pubblica di diverse repubbliche siberiane, in particolare in Tuva, Buriazia e Sacha. Sono nate associazioni di sciamani, centri, festival; i riti collettivi sono stati celebrati di nuovo; lo sciamanesimo è diventato anche un simbolo di identità nazionale per popoli che rivendicavano la propria cultura.
Questa rinascita presenta caratteri nuovi:
- molti sciamani contemporanei vivono in città e ricevono le persone in centri organizzati;
- le conoscenze tradizionali si mescolano con letture etnografiche e con influenze del neosciamanesimo occidentale;
- si sviluppa un rapporto con il turismo, che porta risorse ma anche tensioni.
Leggere lo sciamanesimo di oggi
Gli antropologi invitano a non giudicare lo sciamanesimo post-sovietico come «autentico» o «falso». È una tradizione che ha attraversato una frattura profonda e che si è ricostruita con i materiali disponibili, come accade spesso nella storia delle religioni. Lo Studio Esoterico Cornelio condivide questo sguardo: rispettare una tradizione significa anche conoscerne le ferite.
In sintesi
- Dagli anni Trenta lo Stato sovietico perseguitò gli sciamani come ciarlatani e sfruttatori.
- Molti oggetti rituali furono distrutti, altri finirono nei musei.
- Ci furono rivolte, come quella di Kazym, ma soprattutto una resistenza silenziosa.
- Si persero riti pubblici, catene di trasmissione e parte delle lingue rituali.
- Dopo il 1991 lo sciamanesimo è rinato, con forme nuove, in Tuva, Buriazia e Sacha.