L'Australia custodisce uno dei patrimoni di arte rupestre più ricchi e continui del pianeta. Sui ripari sotto roccia, sulle pareti delle gole e nelle grotte, generazioni di artisti aborigeni hanno dipinto e inciso esseri ancestrali, animali, persone, oggetti. Tra tutte queste immagini, poche sono riconoscibili come i Wandjina della regione del Kimberley, nell'Australia nord-occidentale.
Gli esseri della pioggia
I Wandjina sono esseri ancestrali legati in modo particolare ai popoli Worrorra, Ngarinyin e Wunambal. Secondo i loro racconti, i Wandjina vennero dal mare e dal cielo, diedero forma al paesaggio, stabilirono la legge e portarono la pioggia e le nuvole che annunciano la stagione umida. Alla fine delle loro imprese si ritirarono nelle grotte e nei ripari rocciosi, dove lasciarono la propria immagine sulla roccia.
Per i custodi, dunque, una pittura di Wandjina non è un ritratto: è il Wandjina stesso, presente in quel luogo. Danneggiarla o mancarle di rispetto significa offendere un essere potente, capace di scatenare tempeste e inondazioni.
Un'iconografia inconfondibile
Le figure dei Wandjina hanno caratteristiche costanti:
- un volto bianco e tondo, spesso molto grande rispetto al corpo;
- due occhi scuri e un naso, ma nessuna bocca;
- una sorta di aureola o copricapo attorno alla testa, interpretata come nuvole, fulmini o capelli;
- talvolta un ovale sul petto, letto da alcuni come simbolo legato alla pioggia o alla vita interiore.
L'assenza della bocca è stata oggetto di molte interpretazioni da parte di studiosi e osservatori esterni. È prudente ricordare che il significato pieno di questi elementi appartiene ai custodi, e che non tutte le spiegazioni sono pubbliche.
Ridipingere per rinnovare
Una delle pratiche più interessanti legate ai Wandjina è il rinnovamento delle pitture. Tradizionalmente, le persone che avevano la responsabilità di un sito ridipingevano periodicamente le figure, ravvivandone i colori. Il gesto non aveva uno scopo estetico, ma rituale: rinnovare l'immagine significava rinnovare la forza dell'essere ancestrale e, con essa, il ritmo delle stagioni e la fertilità del paese.
Questa pratica sfida l'idea occidentale di conservazione, secondo cui un dipinto antico va lasciato intatto. Per i custodi un'immagine abbandonata, non più curata, è un'immagine che perde vita.
Le figure Gwion Gwion
Nella stessa regione si trovano altre pitture, molto diverse: figure umane slanciate, eleganti, adorne di nappe, cinture, copricapi e oggetti appesi. Sono chiamate Gwion Gwion dai Ngarinyin, mentre nella letteratura più vecchia compaiono con il nome di un allevatore europeo che le descrisse alla fine dell'Ottocento.
La loro datazione e il loro rapporto con le comunità attuali sono stati a lungo dibattuti dagli specialisti. Alcune interpretazioni esterne hanno persino cercato di attribuirle a popoli diversi dagli aborigeni, una tesi che la ricerca seria e le comunità respingono. Le Gwion Gwion sono parte del patrimonio dei popoli del Kimberley.
Lo stile a raggi X della Terra di Arnhem
Spostandosi verso nord-est, nella Terra di Arnhem, si incontra un'altra tradizione celebre: lo stile a raggi X. Pesci, tartarughe, canguri e altri animali sono dipinti mostrando non solo la sagoma, ma anche l'interno del corpo: la colonna vertebrale, gli organi, le parti di grasso. Questo stile esprime una conoscenza profonda degli animali come cibo e come esseri ancestrali, ed è proseguito nelle pitture su corteccia.
I Mimi, gli spiriti sottili
Nella Terra di Arnhem occidentale si raccontano anche storie sui Mimi, spiriti esilissimi che vivono nelle fessure delle rocce. Sono così sottili che un colpo di vento potrebbe spezzarli, e per questo escono soprattutto quando l'aria è ferma. Secondo i racconti dei Kunwinjku, furono i Mimi a insegnare agli esseri umani a cacciare, a cucinare e anche a dipingere sulla roccia. Molte pitture di figure sottili e dinamiche sono attribuite, nella tradizione locale, proprio a loro.
Come guardare l'arte rupestre
Per chi non appartiene a queste culture, l'arte rupestre aborigena chiede un atteggiamento preciso:
- Non toccare le pitture: anche il grasso delle dita può danneggiarle.
- Visitare solo i siti aperti al pubblico, preferibilmente con guide indigene.
- Evitare di riprodurre immagini in contesti commerciali senza il consenso delle comunità.
- Accettare il limite: alcune spiegazioni non sono destinate agli estranei.
In sintesi
- I Wandjina sono esseri ancestrali della pioggia del Kimberley, dipinti senza bocca.
- Per i custodi la pittura è la presenza stessa dell'essere ancestrale.
- Il rinnovamento periodico delle immagini aveva un valore rituale.
- Le Gwion Gwion e lo stile a raggi X mostrano la varietà dell'arte rupestre australiana.
- Guardare queste opere richiede rispetto, prudenza e accettazione del segreto.