Per i Māori della Nuova Zelanda (Aotearoa) il marae è il cuore della vita comunitaria. Qui si accolgono gli ospiti, si piangono i morti, si celebrano matrimoni e anniversari, si discutono le questioni importanti. Entrare in un marae non è come entrare in un edificio qualsiasi: si attraversa una soglia tra il mondo esterno e lo spazio degli antenati, e per farlo esiste un rito preciso, il pōwhiri.
Che cos'è un marae
In senso stretto il marae è lo spazio aperto davanti alla casa delle riunioni, detto marae ātea. È il luogo di Tūmatauenga, il dio della guerra e dell'umanità, e quindi lo spazio del confronto e della parola. In senso più ampio, il termine indica l'intero complesso: lo spiazzo, la casa delle riunioni (wharenui), la sala da pranzo (wharekai) e gli altri edifici.
Ogni marae appartiene a un gruppo preciso, una famiglia estesa (whānau), un sottogruppo (hapū) o una tribù (iwi). Per i suoi membri è il proprio tūrangawaewae, letteralmente «il luogo dove stare in piedi»: il punto in cui si ha diritto di parola e di appartenenza.
La casa come corpo dell'antenato
La wharenui non rappresenta un antenato: è l'antenato, e spesso ne porta il nome. La sua architettura riproduce un corpo umano:
- il koruru, la figura scolpita in cima alla facciata, è il volto;
- le maihi, le tavole inclinate del frontone, sono le braccia aperte che accolgono;
- il tāhuhu, la trave di colmo, è la colonna vertebrale;
- le heke, le travi del tetto, sono le costole.
Entrare nella casa significa dunque entrare nel grembo dell'antenato. Le pareti sono spesso decorate con intagli che rappresentano altri antenati e con pannelli intrecciati (tukutuku) dai motivi simbolici.
Il pōwhiri passo per passo
Il pōwhiri trasforma gli ospiti (manuhiri) da estranei in persone accolte, e i padroni di casa (tangata whenua, «gente della terra») in loro anfitrioni. Le forme variano tra le tribù, ma la sequenza tipica è questa:
- Wero, la sfida. In occasioni formali un guerriero avanza verso gli ospiti con movimenti e gesti di sfida, poi depone a terra un oggetto, come un ramoscello o un piccolo dardo. Un rappresentante degli ospiti lo raccoglie, mostrando di venire in pace.
- Karanga, il richiamo. Una donna anziana dei padroni di casa lancia un richiamo acuto e cantilenante, a cui risponde una donna degli ospiti. È la prima voce che si sente, e intreccia saluti ai vivi e ricordo dei morti.
- L'ingresso. Gli ospiti avanzano lentamente sul marae, spesso con le donne davanti, e si fermano per un momento di silenzio in memoria dei defunti.
- Whaikōrero, i discorsi. Gli oratori delle due parti si alternano con discorsi formali ricchi di genealogie, proverbi e riferimenti agli antenati. Dopo ogni discorso il gruppo dell'oratore canta un waiata, un canto che sostiene le sue parole.
- Koha, il dono. Gli ospiti depongono un dono, oggi spesso una somma di denaro, che contribuisce alle spese dell'accoglienza.
- Hongi. Ospiti e padroni di casa si salutano uno per uno premendo naso e fronte. Il gesto richiama il soffio vitale (hā) che, secondo il racconto, il dio Tāne infuse nella prima donna plasmata dalla terra.
- Kai, il pasto. Il rito si chiude con il cibo condiviso, che rende ordinaria la condizione degli ospiti dopo la solennità del rito.
Perché il cibo conclude il rito
Durante il pōwhiri gli ospiti si trovano in una condizione rituale particolare, legata al tapu. Il pasto comune scioglie questa condizione e li riporta nello stato di noa, libero e ordinario. Da quel momento non sono più visitatori, ma parte, per la durata della visita, della comunità del marae.
Come comportarsi da ospiti
Chi è invitato in un marae farà bene a seguire le indicazioni dei padroni di casa. Alcune attenzioni sono comuni: togliersi le scarpe prima di entrare nella wharenui, non mangiare dentro la casa delle riunioni, non sedersi sui tavoli né appoggiarvi cappelli, ascoltare i discorsi senza interrompere. Ogni marae ha però le proprie consuetudini, ed è normale chiedere.
Un rito che parla a tutti
Il pōwhiri mostra con grande chiarezza una struttura che gli studiosi dei riti di passaggio conoscono bene: separazione, soglia, incorporazione. Lo Studio Esoterico Cornelio vi riconosce una sapienza antica sull'ospitalità: l'estraneo non viene ignorato né assorbito, ma accolto con un percorso che onora sia chi arriva sia chi riceve.
In sintesi
- Il marae è lo spazio comunitario māori, centrato sullo spiazzo e sulla casa delle riunioni.
- La wharenui è il corpo dell'antenato: volto, braccia, colonna e costole.
- Il pōwhiri comprende sfida, richiamo, discorsi, canti, dono, hongi e pasto.
- Il pasto comune riporta gli ospiti allo stato ordinario.
- Ogni marae ha consuetudini proprie che l'ospite deve rispettare.