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I culti del cargo in Melanesia: John Frum e la promessa delle merci

I culti del cargo della Melanesia: il movimento di John Frum a Tanna, le origini coloniali, le letture antropologiche e i limiti dell'etichetta.

L'espressione «culto del cargo» è entrata nel linguaggio comune, perfino nell'informatica, per indicare chi imita le forme esteriori di qualcosa senza capirne il funzionamento. L'immagine è quella di isolani del Pacifico che costruiscono piste d'atterraggio di bambù e radio di legno sperando che arrivino aerei carichi di merci. Ma dietro questa caricatura c'è una storia complessa di incontro coloniale, speranza religiosa e resistenza politica, che merita di essere raccontata con precisione.

Che cosa si intende per «cargo»

Nel pidgin della Melanesia, la parola kago indica le merci occidentali: utensili di metallo, stoffe, cibo in scatola, medicinali, strumenti. Con l'arrivo di missionari, commercianti e amministratori coloniali, le popolazioni melanesiane videro comparire una quantità di beni che gli europei ottenevano senza lavorarli direttamente, arrivati per nave o, più tardi, per aereo.

Da questa esperienza nacquero, in molte isole e in tempi diversi, movimenti religiosi che annunciavano un rovesciamento: un giorno, grazie a riti corretti o all'intervento degli antenati, quei beni sarebbero arrivati anche ai melanesiani, e con essi una nuova era di giustizia.

Un fenomeno con molte forme

Gli storici hanno documentato diversi movimenti, già prima della seconda guerra mondiale:

  • nel 1919, nella Papua allora amministrata dall'Australia, si diffuse la cosiddetta «Vailala Madness», in cui gruppi di persone entravano in stati di trance collettiva, abbandonavano riti tradizionali e annunciavano il ritorno dei morti con navi cariche di merci;
  • in Nuova Guinea e nelle isole vicine sorsero altri profeti e movimenti, spesso intrecciati con il cristianesimo predicato dai missionari.

La seconda guerra mondiale amplificò il fenomeno. L'arrivo massiccio di truppe americane e giapponesi, con aerei, navi e una quantità enorme di rifornimenti, mostrò ai melanesiani una ricchezza materiale senza precedenti. In alcuni casi i soldati, compresi quelli afroamericani, distribuivano beni con una generosità che contrastava con il comportamento dei coloni.

John Frum e l'isola di Tanna

Il caso più noto è quello di John Frum, sull'isola di Tanna, nell'attuale Vanuatu, allora condominio anglo-francese delle Nuove Ebridi. Alla fine degli anni Trenta cominciarono a circolare racconti su una figura misteriosa di nome John Frum, che annunciava il ritorno a una vita libera dalle imposizioni dei missionari e dei coloni.

Il movimento chiedeva di riprendere le danze tradizionali, il consumo cerimoniale del kava e altre consuetudini vietate dai missionari, e prometteva l'arrivo di beni e la partenza degli stranieri. L'amministrazione coloniale reagì con arresti, ma il movimento si rafforzò.

Durante e dopo la guerra, l'immagine di John Frum si associò agli americani. I seguaci adottarono come simboli croci rosse, bandiere statunitensi, divise e finti addestramenti militari con fucili di bambù. Ogni anno, il 15 febbraio, a Tanna si celebra il John Frum Day con parate e cerimonie. Il movimento esiste ancora e ha avuto anche una dimensione politica nella storia di Vanuatu.

Sulla stessa isola, in alcuni villaggi, nacque un altro movimento che venerava il principe Filippo, duca di Edimburgo, considerato figlio di uno spirito locale partito per terre lontane.

Come leggere i culti del cargo

Gli antropologi hanno offerto letture diverse:

  1. Risposta all'ingiustizia coloniale: secondo Peter Worsley, autore di The Trumpet Shall Sound nel 1957, questi movimenti erano forme di protesta proto-politica contro il dominio coloniale.
  2. Reinterpretazione religiosa: altri hanno sottolineato che i melanesiani applicavano categorie tradizionali, come il ruolo degli antenati e l'efficacia dei riti, per spiegare un mondo nuovo e incomprensibile.
  3. Critica dell'etichetta: studiosi più recenti hanno osservato che «culto del cargo» è una definizione nata in ambiente coloniale negli anni Quaranta e tende a ridicolizzare movimenti molto diversi tra loro, riducendoli a una presunta ingenuità materialista.

Una lezione sull'incontro tra mondi

I culti del cargo non mostrano popoli ingenui, ma comunità che cercano di dare senso a un incontro squilibrato con un mondo potente, usando gli strumenti simbolici della propria tradizione. In questo senso parlano di qualcosa di universale: il bisogno di spiegare l'ingiustizia e di immaginare un tempo in cui sarà riparata.

In sintesi

  • Il «cargo» indica le merci occidentali arrivate con missionari, coloni e soldati.
  • I movimenti annunciavano l'arrivo dei beni e un rovesciamento dell'ordine coloniale.
  • La Vailala Madness del 1919 precede la seconda guerra mondiale, che amplificò il fenomeno.
  • Il movimento di John Frum a Tanna esiste ancora e si celebra ogni 15 febbraio.
  • Molti studiosi oggi considerano l'etichetta riduttiva e preferiscono leggere questi movimenti come risposte religiose e politiche al colonialismo.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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