Pochi libri hanno influenzato l'idea di sciamanesimo quanto quello pubblicato nel 1951 da Mircea Eliade, storico delle religioni di origine romena, con il titolo francese Le chamanisme et les techniques archaïques de l'extase. Tradotto in molte lingue, compreso l'italiano, è stato per decenni il punto di partenza obbligato per chiunque si avvicinasse all'argomento. Conoscerne le tesi e i limiti aiuta a capire perché oggi gli studiosi parlino di sciamanesimo in modo diverso.
La tesi centrale
Eliade propose una definizione destinata a grande fortuna: lo sciamanesimo è una tecnica dell'estasi. Lo sciamano, in questa prospettiva, è lo specialista di una trance durante la quale la sua anima lascia il corpo per salire al cielo o scendere negli inferi.
Da questa definizione discendono alcune distinzioni che Eliade riteneva fondamentali:
- lo sciamano viaggia verso gli spiriti, mentre il posseduto è «visitato» da essi;
- lo sciamano domina gli spiriti, non ne è dominato;
- il cuore dell'esperienza è l'ascensione celeste, che Eliade considerava più antica e più pura della discesa.
La Siberia come modello
Eliade costruì la sua sintesi sulla base di un'enorme bibliografia etnografica, soprattutto russa e scandinava, relativa ai popoli della Siberia e dell'Asia centrale. Per lui lo sciamanesimo siberiano e centroasiatico era la forma «classica», a partire dalla quale si potevano riconoscere elementi sciamanici in molte altre culture: nelle Americhe, in Oceania, in Tibet, perfino nel mondo indoeuropeo antico.
Alcuni temi che il libro rese celebri:
| Tema | Esempio siberiano usato da Eliade |
|---|---|
| Malattia iniziatica | crisi e sogni della vocazione |
| Smembramento | racconti di corpi fatti a pezzi e ricomposti dagli spiriti |
| Albero e asse cosmico | betulle e pali rituali da scalare |
| Volo magico | costumi con piume, spiriti uccello |
| Ascensione | la seduta altaica del kam verso Ülgen |
Il libro nel suo tempo
È importante ricordare che Eliade non era un etnografo: non compì ricerche sul campo in Siberia, ma lavorò sui testi di altri. Il suo interesse era quello dello storico delle religioni che cerca strutture universali, archetipi dell'esperienza religiosa umana.
Questo approccio produsse una sintesi brillante e leggibile, ma anche alcune scelte discutibili. Le fonti venivano spesso estratte dal loro contesto e accostate tra loro; le differenze tra un popolo e l'altro tendevano a scomparire dietro il modello generale.
Le critiche
Dagli anni Settanta e Ottanta molti antropologi hanno sottoposto a critica il modello eliadiano. Le obiezioni principali sono:
- la centralità dell'estasi: l'antropologa francese Roberte Hamayon, specialista dei popoli siberiani, ha mostrato che in molte società siberiane lo sciamano svolge un ruolo sociale definito da relazioni simboliche, come l'alleanza con gli spiriti della selvaggina, e che la nozione di «estasi» descrive male ciò che accade;
- l'opposizione viaggio/possessione: in diverse tradizioni lo sciamano viaggia e incorpora spiriti nella stessa seduta, e la distinzione rigida non regge;
- il primato dell'ascensione: la gerarchia tra salita al cielo e discesa agli inferi rifletteva più le preferenze di Eliade che i dati etnografici;
- l'universalismo: estendere la categoria a tutte le culture rischia di cancellare le specificità locali.
L'eredità imprevista
Il libro ebbe anche una conseguenza che Eliade non aveva previsto: contribuì a ispirare il neosciamanesimo occidentale. Negli anni Ottanta l'antropologo statunitense Michael Harner, con The Way of the Shaman (1980), propose un «core shamanism», uno sciamanesimo di base distillato da molte culture e reso accessibile a chiunque. L'idea di una tecnica universale dell'estasi, elaborata da Eliade, ne era una premessa evidente.
Perché leggerlo ancora
Nonostante le critiche, il libro di Eliade resta una lettura preziosa: è un'immensa raccolta di materiali, scritta con passione e chiarezza. Va però letto come un documento della storia degli studi, accanto alle ricerche più recenti. Lo Studio Esoterico Cornelio invita a questo doppio sguardo: ammirare la sintesi, senza dimenticare i popoli concreti da cui proviene.
In sintesi
- Nel 1951 Mircea Eliade definì lo sciamanesimo come «tecnica arcaica dell'estasi».
- Il modello si basava soprattutto sulle fonti etnografiche siberiane e centroasiatiche.
- Eliade non era un etnografo di campo e tendeva a cercare strutture universali.
- Antropologi come Roberte Hamayon hanno criticato estasi, ascensione e universalismo.
- Il libro ha influenzato anche il neosciamanesimo occidentale di Michael Harner.