Tra le parole che l'Occidente ha associato ai popoli aborigeni dell'Australia, poche sono state fraintese quanto Dreaming, in italiano spesso reso con «Tempo del Sogno». La traduzione suggerisce qualcosa di onirico, vago, lontano. In realtà, per le comunità che lo vivono, il Dreaming è l'esatto contrario: è il fondamento più concreto dell'esistenza, la legge che tiene insieme il mondo.
Una parola inglese per molti concetti
Il continente australiano ospitava, al momento dell'arrivo degli europei, centinaia di lingue distinte e moltissimi gruppi con tradizioni proprie. Non esiste quindi un unico «Dreaming aborigeno», ma molte concezioni affini, ciascuna con il proprio nome. Tra le più note:
- Tjukurpa per gli Anangu del deserto centrale (popoli di lingua pitjantjatjara e yankunytjatjara);
- Altyerre (scritto anche alcheringa nelle fonti più antiche) presso gli Arrernte dell'area di Alice Springs;
- Ngarrankarni e altri termini nelle regioni del Kimberley.
La parola inglese nacque proprio dal tentativo dei primi etnografi di tradurre il termine arrernte, che rinviava a un'idea di tempo originario legata anche al sogno. Da allora «Dreaming» e «Dreamtime» sono entrati nell'uso, e molti aborigeni li adoperano oggi parlando in inglese, pur sottolineando che si tratta di un'approssimazione.
Non un passato, ma un «sempre»
L'antropologo W. E. H. Stanner coniò un termine rimasto celebre: everywhen, «ogni-quando». Il Dreaming non è un'epoca conclusa, come l'età dell'oro dei miti greci. È un tempo che continua a essere presente, perché gli esseri ancestrali che hanno dato forma al mondo non sono scomparsi: si sono trasformati in rocce, sorgenti, colline, alberi, costellazioni, e in quella forma restano attivi.
In molti racconti, all'inizio la terra era informe. Gli esseri ancestrali, spesso con caratteristiche insieme umane e animali, emersero, viaggiarono, cacciarono, combatterono, si sposarono, commisero errori e li pagarono. Ogni loro gesto lasciò un segno nel paesaggio. Una pozza d'acqua può essere il punto in cui un antenato si fermò a bere; una fila di massi, il gruppo di donne ancestrali che vi riposò.
Il Dreaming come legge
L'aspetto che più colpisce chi studia queste tradizioni è che il Dreaming è innanzitutto legge. I racconti ancestrali stabiliscono:
- Chi può sposare chi, attraverso sistemi di parentela e di classi spesso molto articolati.
- Chi ha responsabilità su quali luoghi, e quindi chi deve curarne i riti.
- Come si condivide il cibo, come si caccia, come ci si comporta con i suoceri e con gli anziani.
- Quali conoscenze sono riservate a uomini, a donne o a persone iniziate a un certo grado.
Quando un anziano dice che una cosa «è Tjukurpa», non sta raccontando una favola: sta indicando una norma che non è stata inventata dagli uomini e che, per questo, non può essere cambiata a piacimento.
Il paese, non il territorio
Un'altra parola chiave è country, il «paese». Nell'inglese aborigeno non indica soltanto un'area geografica, ma un insieme vivo di terra, acqua, piante, animali, antenati e persone. Si parla del proprio paese come di un parente: lo si «canta», lo si visita, ci si preoccupa per lui. Molti dicono che è il paese a possedere le persone, e non il contrario.
Per questo il legame tra Dreaming e terra è inseparabile. Un racconto ancestrale non può essere compreso a prescindere dai luoghi in cui si svolge, e un luogo sacro non è sacro in astratto: lo è perché lì un evento del Dreaming è avvenuto e continua ad agire.
Totem e appartenenza
Ogni persona, secondo modalità che variano da gruppo a gruppo, è legata a uno o più esseri ancestrali: il canguro, il varano, l'emù, la formica del miele, la pioggia. Questo legame, che in antropologia si definisce totemico, si può ricevere per linea paterna o materna, oppure in rapporto al luogo in cui la madre si accorse della gravidanza. Comporta doveri precisi: custodire i luoghi dell'antenato, conoscerne i canti, talvolta rispettare restrizioni alimentari.
Conoscenza a strati
Le storie del Dreaming non sono patrimonio indifferenziato. Esistono versioni pubbliche, che si raccontano ai bambini e che talvolta sono state condivise con i visitatori, e versioni riservate, trasmesse solo attraverso l'iniziazione. Rispettare queste tradizioni significa anche accettare di non conoscerne tutto: molte comunità chiedono espressamente che certi racconti, immagini o nomi non vengano divulgati.
Perché interessa a chi studia l'esoterismo
Per chi frequenta le tradizioni simboliche, il Dreaming offre una lezione profonda: l'idea che il sacro non stia in un altrove celeste, ma nel paesaggio, nella relazione, nella responsabilità. Lo Studio Esoterico Cornelio lo accosta con lo stesso spirito con cui si leggono i grandi testi dell'Occidente: come testimonianza di un'umanità che ha pensato il cosmo in modo diverso, da ascoltare e non da imitare o appropriarsi.
In sintesi
- «Dreaming» è una traduzione approssimativa di molti concetti aborigeni, come Tjukurpa e Altyerre.
- Non indica un passato concluso, ma un tempo originario sempre presente.
- È prima di tutto legge: regola parentela, riti, cibo e responsabilità verso i luoghi.
- Il paese è un parente vivo, segnato dalle azioni degli esseri ancestrali.
- Molte conoscenze sono riservate e vanno rispettate come tali.