Al largo della punta orientale della Nuova Guinea, in un arcipelago di isole coralline e vulcaniche, si svolge da generazioni uno dei sistemi di scambio più studiati della storia dell'antropologia: il kula. Uomini di isole diverse affrontano lunghi viaggi in canoa per scambiarsi collane e bracciali di conchiglia che non si indossano quasi mai, non si vendono e non si tengono per sempre. Per capire perché, bisogna entrare in un mondo in cui il valore non coincide con l'utilità.
Malinowski e gli «Argonauti»
Il kula è noto soprattutto grazie a Bronisław Malinowski, l'antropologo di origine polacca che visse a lungo nelle isole Trobriand durante la prima guerra mondiale. Nel 1922 pubblicò Argonauti del Pacifico occidentale, un libro che descrive il kula con una ricchezza di dettagli fino ad allora sconosciuta e che inaugurò il metodo della ricerca sul campo prolungata, vivendo tra le persone studiate e imparandone la lingua.
Il titolo richiama gli Argonauti del mito greco: anche i navigatori trobriandesi partono per mare alla ricerca di oggetti preziosi, affrontando pericoli reali e immaginari.
Due oggetti, due direzioni
Il kula si basa su due tipi di oggetti di valore:
| Oggetto | Nome | Materiale | Direzione del movimento |
|---|---|---|---|
| collana | soulava | dischetti di conchiglia rossa | in senso orario attorno al circuito |
| bracciale | mwali | conchiglia bianca lavorata | in senso antiorario |
Le isole che partecipano al kula formano un grande anello. Le collane girano in un senso, i bracciali nell'altro: chi riceve una collana restituirà, a tempo debito, un bracciale, e viceversa. Nessun oggetto si ferma a lungo nelle stesse mani.
Possedere senza tenere
Chi riceve un oggetto kula non ne diventa padrone definitivo. Lo custodisce per un periodo, ne gode il prestigio, poi lo passa a un altro partner. Gli oggetti più celebri hanno un nome proprio, una storia, una genealogia dei possessori. Averli tenuti, anche per poco, è motivo di fama.
Il kula crea così relazioni durature tra partner di isole diverse, spesso ereditate e mantenute per tutta la vita. Il valore non sta nell'oggetto in sé, ma nel suo passaggio e nella rete di rapporti che esso costruisce.
Accanto al kula esiste un commercio ordinario, chiamato gimwali, in cui si scambiano cibo, vasi, strumenti e altri beni d'uso. I trobriandesi distinguono con cura le due cose: contrattare in un kula sarebbe considerato vergognoso.
La magia nel kula
Uno degli aspetti più ricchi della descrizione di Malinowski è il ruolo della magia. Ogni fase del kula è accompagnata da formule e riti specifici.
- La costruzione della canoa: dall'abbattimento dell'albero alla decorazione delle prue, ogni momento richiede incantesimi per la solidità, la velocità e la bellezza dell'imbarcazione.
- La navigazione: formule per proteggere i navigatori da tempeste, naufragi e creature pericolose del mare.
- La magia della bellezza e della persuasione: prima di incontrare i partner, gli uomini si lavano, si ornano e recitano formule perché il proprio volto appaia attraente e il partner sia ben disposto a cedere gli oggetti migliori.
Malinowski notò che la magia non sostituiva le competenze tecniche: i trobriandesi erano abili costruttori e navigatori. La magia interveniva soprattutto là dove l'esito restava incerto, nel mare aperto, nella fortuna, nella volontà altrui.
Il dono e la reciprocità
Il kula ha influenzato profondamente il pensiero sociale del Novecento. Nel 1925 il sociologo francese Marcel Mauss, nel suo Saggio sul dono, lo pose accanto ad altre istituzioni come il potlatch del Nord America per mostrare che in molte società lo scambio non è solo economico: il dono crea obblighi, legami e onore. Dare, ricevere e ricambiare sono tre doveri che tengono insieme una società.
Il kula oggi
Il kula non è un relitto del passato: esiste ancora, pur trasformato. Le canoe a vela convivono con le barche a motore, e la rete di partner si è adattata ai cambiamenti della vita nelle isole. Ma il principio resta lo stesso: un oggetto prezioso vale perché circola.
In sintesi
- Il kula è un circuito di scambio cerimoniale tra le isole della Melanesia orientale.
- Collane soulava e bracciali mwali girano in direzioni opposte e non si tengono per sempre.
- Malinowski lo descrisse nel 1922 in «Argonauti del Pacifico occidentale».
- La magia accompagna canoe, navigazione e incontri, dove l'esito è incerto.
- Mauss vi riconobbe un esempio della logica del dono e della reciprocità.