∞ Oceania e Asia

Il khwan e il rito baci: richiamare l'anima in Laos e Thailandia

Il khwan, essenza vitale dei popoli tai, può fuggire dal corpo: come il rito baci lo richiama con fili bianchi ai polsi, offerte e parole augurali.

In Laos, quando un amico parte per un lungo viaggio, quando nasce un bambino, quando due giovani si sposano o quando un ospite importante arriva in un villaggio, si celebra spesso un rito che colpisce per la sua dolcezza. Le persone siedono attorno a una composizione di foglie e fiori, un anziano recita formule augurali, e alla fine ognuno lega ai polsi dei festeggiati dei fili di cotone bianco. È il baci, o su khwan, il rito che richiama e rafforza il khwan.

Che cos'è il khwan

Presso i popoli di lingua tai, che comprendono lao, thailandesi, shan e molti gruppi minori del Sud-est asiatico e della Cina meridionale, il khwan è una componente essenziale della persona. Si traduce spesso con «anima», ma il significato è più preciso: è l'essenza vitale che dà vigore, equilibrio e buona disposizione. Una persona con il khwan saldo è serena, sana, fortunata; una persona il cui khwan si è indebolito o allontanato appare spaventata, svogliata, vulnerabile.

Una caratteristica importante distingue il khwan dall'anima delle religioni occidentali: non è uno solo. La tradizione parla di trentadue khwan, legati a diverse parti del corpo e del carattere. Ciascuno può allontanarsi.

Quando il khwan fugge

Si ritiene che il khwan sia timido e facilmente impressionabile. Può abbandonare il corpo per molte ragioni:

  • uno spavento improvviso, come una caduta o un incidente evitato;
  • una lunga separazione dalla casa e dalla comunità;
  • un passaggio di vita, che lascia la persona in una condizione incerta;
  • una malattia, o semplicemente un periodo di tristezza.

Anche gli oggetti, gli animali e le risaie possono avere un khwan, e in passato esistevano riti per il khwan del riso o del bufalo, compagni indispensabili della vita contadina.

Il rito baci passo per passo

Il baci può essere semplice o solenne, ma conserva una struttura ricorrente.

  1. La preparazione del pha khwan: al centro si colloca una composizione a forma di cono o di piramide, costruita con foglie di banano piegate, fiori, spesso calendule, candele e fili bianchi appesi. Alla base si dispongono offerte di riso, uova sode, dolci, frutta, alcol di riso.
  2. La convocazione: un anziano rispettato, spesso un ex monaco chiamato mo phon, recita le formule in una lingua solenne. Invita il khwan disperso a tornare da ovunque si trovi, dalle montagne, dai fiumi, dalle foreste, perché qui sono pronti cibo e festa.
  3. Il contatto: i partecipanti toccano il pha khwan o il braccio della persona festeggiata, formando una catena.
  4. La legatura dei fili: ognuno lega un filo bianco al polso del festeggiato, pronunciando auguri personali di salute, felicità, successo. Il festeggiato tiene le mani giunte, spesso con un'offerta in mano.
  5. La festa: seguono pasto comune, musica e, talvolta, danze.

I fili si portano per almeno tre giorni e non si tagliano: si sciolgono o si lasciano consumare.

Un rito per ogni passaggio

Il baci accompagna molte occasioni della vita:

  • nascite e primi mesi di un bambino;
  • matrimoni, di cui è uno dei momenti centrali;
  • partenze e ritorni, per chi va a studiare o lavorare lontano;
  • guarigioni, come rito di riequilibrio accanto alle cure;
  • accoglienza di ospiti, colleghi, amici stranieri;
  • il nuovo anno lao, celebrato in aprile.

In Laos il baci è diventato quasi un simbolo nazionale, celebrato anche in contesti ufficiali e nelle comunità emigrate all'estero.

Una psicologia del legame

Ciò che colpisce del khwan è la sua dimensione relazionale. Il rito non agisce solo sulla persona, ma sul gruppo: richiamare il khwan significa mostrare a qualcuno che la comunità lo tiene, che non è solo, che i suoi legami sono saldi. I fili bianchi sono segni visibili di questi legami, portati sul corpo per giorni.

Molte tradizioni del mondo hanno riti per «richiamare l'anima» dopo uno spavento o una perdita. Il baci ne è una delle forme più gentili: nessuna lotta contro spiriti ostili, ma un invito, un pasto, una carezza collettiva.

In sintesi

  • Il khwan è l'essenza vitale della persona presso i popoli tai.
  • La tradizione parla di trentadue khwan, che possono fuggire per spavento, separazione o passaggi di vita.
  • Il rito baci o su khwan li richiama con un'offerta centrale, formule augurali e fili bianchi.
  • Accompagna nascite, matrimoni, partenze, ritorni, accoglienze e il nuovo anno.
  • Il suo cuore è il legame: la comunità ricorda alla persona che non è sola.
☉
Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

Leggi anche