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Le pitture di sabbia navajo: immagini sacre che durano un giorno

Le pitture di sabbia dei Diné: il cantore hataalii, i Popoli Sacri, le cerimonie come la Via della Benedizione e il concetto di hózhó, armonia e bellezza.

Tra le espressioni più raffinate della spiritualità nativa nordamericana ci sono le pitture di sabbia dei Navajo, che nella loro lingua si chiamano Diné, «il popolo». Sono immagini di grande complessità, composte a terra con sabbie, pigmenti minerali, polline e carbone, e distrutte poche ore dopo, alla fine della cerimonia per cui sono state create. Il loro valore non sta nella durata, ma in ciò che accade mentre esistono.

Il cantore e le cerimonie

Le pitture di sabbia fanno parte delle grandi cerimonie navajo, chiamate in inglese chantways, «vie del canto». Sono guidate da uno specialista, l'hataalii, termine che significa letteralmente «cantore». Il cantore impara per anni da un maestro una o più cerimonie: centinaia di canti da eseguire in ordine preciso, preghiere, gesti, oggetti rituali e i disegni delle pitture.

Ogni cerimonia ha un proprio scopo e una propria storia d'origine. Le più note sono:

  • Hózhóójí, la «Via della Benedizione» (Blessingway), considerata la colonna portante della vita cerimoniale: si celebra per proteggere una casa, una gravidanza, un viaggio o il passaggio di una ragazza all'età adulta.
  • Klééjí Hatáál, il «Canto della Notte» (Nightway), una cerimonia invernale di nove notti in cui compaiono i danzatori mascherati Yé'ii, che impersonano i Popoli Sacri.
  • Molte altre «vie», ciascuna legata a un ambito della vita e a un racconto mitico.

I Popoli Sacri sulla sabbia

Il nome navajo delle pitture, iikááh, è spesso spiegato come «il luogo dove i Santi vanno e vengono». Le figure raffigurate sono i Diyin Dine'é, i Popoli Sacri dei miti: il Popolo del Tuono, la Gente del Vento, le figure del mais, gli esseri delle montagne sacre. Sono disegnate secondo modelli fissi, tramandati dal racconto d'origine della cerimonia: secondo la tradizione furono gli stessi esseri sacri a mostrarli agli antenati.

Il cantore, con l'aiuto di assistenti, lascia cadere la sabbia colorata tra pollice e indice con straordinaria precisione. Le figure sono allungate, stilizzate, ornate di simboli del fulmine, dell'arcobaleno, del mais. Spesso un arcobaleno a forma di figura sacra circonda la composizione su tre lati, lasciando aperto il lato est, da cui entra il bene.

Sedersi dentro l'immagine

Il momento decisivo arriva quando la pittura è finita. La persona per cui si celebra la cerimonia viene fatta sedere sopra il disegno, al suo centro. Il cantore prende sabbia dalle figure dei Popoli Sacri e la applica a parti del corpo della persona, mettendola in contatto diretto con la loro forza.

In questo gesto si coglie il senso profondo del rito. La pittura non è un'immagine da contemplare, ma un luogo in cui il sacro diventa presente. Chi vi siede viene identificato con gli esseri sacri e ricollocato nell'ordine del mondo. Finita la cerimonia, la sabbia viene raccolta e riportata alla terra, di solito verso nord, perché ha assorbito ciò che doveva essere allontanato.

Hózhó: armonia e bellezza

Per comprendere le cerimonie navajo bisogna conoscere la parola hózhó. Si traduce con «bellezza», «armonia», «equilibrio», «benessere», ma nessuna di queste parole basta da sola. Indica lo stato in cui tutte le cose stanno nel giusto rapporto: la persona con la famiglia, la famiglia con la terra, la terra con il cielo.

Una preghiera navajo molto conosciuta dice, in sostanza: cammino con la bellezza davanti a me, dietro di me, sotto di me, sopra di me, tutt'intorno a me. Le cerimonie esistono per ristabilire l'hózhó quando è stato perduto. Per questo il loro linguaggio è fatto di ordine, simmetria e ripetizione.

Pitture sacre e pitture commerciali

Dal Novecento alcuni artisti navajo hanno iniziato a realizzare pitture di sabbia permanenti, incollate su tavole, destinate alla vendita. Per rispetto della tradizione, molti di loro modificano volutamente i disegni, cambiando colori o dettagli, così che l'opera non riproduca esattamente un'immagine cerimoniale e non abbia il potere di quella vera.

Questa scelta è istruttiva. Mostra che per i Diné il confine tra arte e rito non dipende dalla bellezza del disegno, ma dal contesto, dalle parole e dalla persona che lo compone. Una pittura di sabbia sacra non si conserva: esiste per il tempo del canto e poi torna alla terra.

In sintesi

  • Le pitture di sabbia sono parte delle cerimonie navajo guidate dal cantore hataalii.
  • Raffigurano i Popoli Sacri secondo modelli tramandati dai miti d'origine.
  • La persona per cui si celebra siede al centro della pittura, a contatto con la forza dei Santi.
  • Lo scopo delle cerimonie è ristabilire l'hózhó, armonia e bellezza.
  • Le pitture rituali vengono distrutte; quelle commerciali sono volutamente modificate.
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Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

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