Tra gli oggetti rituali dei popoli delle Grandi Pianure nessuno ha un peso paragonabile alla pipa sacra. Per i Lakota, il ramo occidentale della grande nazione Sioux, la pipa non è un semplice strumento per fumare: è un altare portatile, un mezzo per unire la terra e il cielo e un patto che lega gli esseri umani a tutto ciò che vive. Per capirla bisogna partire dal racconto che ne spiega l'origine.
Il racconto della Donna Bisonte Bianco
Secondo la tradizione lakota, in un tempo di carestia due giovani esploratori furono mandati a cercare selvaggina. Sulla prateria videro avvicinarsi una donna di straordinaria bellezza, vestita di pelle bianca. Uno dei due la guardò con desiderio e fu avvolto da una nube: quando la nube si dissolse, di lui restavano solo le ossa. L'altro, che l'aveva accolta con rispetto, fu incaricato di tornare al campo e di preparare una grande tenda per riceverla.
La donna entrò nel campo portando un fagotto. Lo aprì e mostrò la pipa, insegnò al popolo come usarla e spiegò il significato delle sue parti. Annunciò che attraverso la pipa sarebbero stati dati sette riti. Poi uscì dalla tenda e, allontanandosi, si trasformò più volte fino a diventare una giovane bisonte bianca, che scomparve oltre l'orizzonte. Il suo nome lakota è Ptesan Wi, tradotto di solito come Donna Bisonte Bianco o Donna Vitello di Bisonte Bianco.
Il racconto contiene già una lezione: lo sguardo rapace distrugge chi lo porta, mentre il rispetto apre la via al dono. Per questo la nascita di un bisonte bianco è ancora oggi accolta da molti Lakota come un segno di grande importanza.
Il significato delle parti
La pipa è composta da due elementi separati che vengono uniti solo al momento del rito: il fornello e il cannello. Nelle spiegazioni tradizionali il fornello, scolpito nella pietra, è associato alla terra e al principio femminile; il cannello di legno è associato a ciò che cresce e al principio maschile. Quando le due parti si congiungono, la pipa diventa viva e sacra; quando il rito finisce, vengono di nuovo separate.
Il fornello è spesso ricavato da una pietra rossa e tenera, la catlinite, estratta nelle cave di Pipestone, nell'attuale Minnesota. Quel luogo era considerato terreno di pace, dove popoli diversi potevano venire a prendere la pietra. Molte tradizioni associano il colore rosso della pietra al sangue e alla carne del popolo.
Il fumo che sale porta la preghiera verso l'alto. Prima di fumare la pipa viene offerta alle direzioni, al cielo e alla terra: è un modo di collocare chi prega al centro del mondo, in relazione con tutte le sue parti.
I sette riti
La tradizione che fa risalire alla Donna Bisonte Bianco i sette riti principali è stata resa nota anche fuori dal mondo lakota dal libro The Sacred Pipe, pubblicato nel 1953, in cui l'anziano Black Elk (Hehaka Sapa) racconta i riti a Joseph Epes Brown. I sette riti sono:
- La custodia dell'anima, un rito di lutto che conservava per un periodo l'anima di un defunto prima di liberarla.
- L'inipi, la capanna di purificazione in cui il vapore, le pietre roventi e la preghiera rinnovano chi vi entra.
- Hanbleceya, il «lamento per una visione», in cui una persona si ritira in solitudine su un'altura a pregare.
- La Danza del Sole, la grande cerimonia comunitaria dell'estate.
- Hunkapi, il rito del «fare parenti», che crea legami di parentela tra persone o tra gruppi.
- Il rito per la giovane donna, che segna il passaggio di una ragazza alla condizione adulta.
- Il lancio della palla, un rito in cui una fanciulla lancia una palla verso le direzioni e chi la afferra ne riceve benedizione.
Ognuno di questi riti si apre e si chiude con la pipa. È lei il filo che li tiene insieme.
Wakan Tanka e «tutti i miei parenti»
Dietro la pipa c'è una visione del sacro che i Lakota chiamano Wakan Tanka, espressione spesso tradotta come «Grande Mistero». Non indica una persona divina separata dal mondo, ma l'insieme delle potenze sacre (wakan) presenti nel cielo, nella terra, negli animali, nelle pietre e nei venti.
Molte preghiere lakota si chiudono con le parole mitákuye oyás'iŋ, «tutti i miei parenti» o «siamo tutti imparentati». È la sintesi di ciò che la pipa insegna: chi prega non parla solo per sé, ma a nome di una famiglia che comprende ogni essere vivente.
Rispetto e custodia
Le pipe sacre non sono oggetti da collezione. Esistono custodi, uomini e donne, che ne hanno la responsabilità, e la pipa che secondo la tradizione fu portata dalla Donna Bisonte Bianco è tuttora affidata a un custode della nazione lakota. Chi studia queste tradizioni da fuori deve ricordare che sono religioni vive, praticate da comunità che hanno conosciuto persecuzioni e divieti. Conoscere il racconto è un modo di onorarlo; appropriarsene senza legame con chi lo custodisce è un'altra cosa.
In sintesi
- Per i Lakota la pipa sacra è un altare che unisce terra e cielo, non un oggetto ordinario.
- Il racconto di Ptesan Wi insegna che il rispetto apre la via al dono, mentre la brama distrugge.
- Fornello di pietra e cannello di legno sono separati e uniti solo nel rito.
- Black Elk descrisse i sette riti in The Sacred Pipe, pubblicato nel 1953.
- L'espressione «tutti i miei parenti» riassume la visione relazionale del sacro.