Nel sud del continente americano, tra il Cile centro-meridionale e l'Argentina, vive il popolo mapuche, il cui nome significa «gente della terra». Il loro territorio storico, chiamato Wallmapu, si estende dalle valli del Pacifico fino alla Patagonia. I Mapuche resistettero a lungo sia agli Inca sia agli Spagnoli, e la loro tradizione religiosa è ancora oggi viva. La figura centrale di questa tradizione è la machi, specialista del rapporto con il mondo spirituale.
Chi è la machi
La machi è la persona che, nelle comunità mapuche, intercede presso le potenze spirituali, guida le cerimonie, interpreta i sogni e cerca di ristabilire l'equilibrio quando una persona o una famiglia attraversa un periodo di sventura. Nella grande maggioranza dei casi oggi le machi sono donne, anche se esistono machi uomini, spesso con un'identità di genere vissuta in modo particolare durante il rito.
Il concetto mapuche di benessere è ampio: comprende il corpo, la mente, i rapporti con la famiglia, con la comunità, con gli antenati e con il territorio. Per questo la machi non lavora solo sulla persona, ma sull'intero tessuto di relazioni in cui la persona è inserita. Conosce inoltre le piante del territorio e il loro significato rituale, custodendo un sapere tramandato per generazioni.
La vocazione
Diventare machi non è una scelta di carriera. Secondo la tradizione, una persona viene chiamata dagli spiriti, spesso attraverso sogni insistenti, visioni o un lungo periodo di malessere che solo l'accettazione della vocazione può risolvere. Molte machi raccontano di aver resistito alla chiamata prima di accoglierla.
Segue un periodo di apprendistato presso una machi anziana e infine una cerimonia di iniziazione, durante la quale viene innalzato per la prima volta il rewe della nuova machi.
Il rewe, la scala verso il cielo
Il rewe è un tronco scolpito con una serie di gradini, piantato davanti alla casa della machi. È il simbolo più visibile del suo ruolo. Durante le cerimonie la machi sale sui gradini del rewe e da lì entra in contatto con le potenze del mondo superiore.
Il rewe è spesso circondato da rami di piante sacre, come il canelo (foye), albero considerato sacro dai Mapuche, e da bandiere colorate. Il numero dei gradini e la forma della figura scolpita in cima variano. Funziona come un asse del mondo: un punto in cui la terra e il cielo si toccano, simile per funzione all'albero cosmico di molte tradizioni sciamaniche.
Il kultrun, il cosmo in un tamburo
Lo strumento più importante della machi è il kultrun, un tamburo a forma di ciotola, ricavato da un unico pezzo di legno e chiuso da una pelle tesa. Prima di chiuderlo, la machi vi pone all'interno piccoli oggetti e vi soffia dentro le proprie parole: il tamburo diventa così parte di lei.
Sulla pelle è dipinta una figura che rappresenta il cosmo mapuche. Due linee che si incrociano dividono la superficie in quattro parti, corrispondenti alle quattro direzioni, alle stagioni o alle quattro grandi potenze. Ai lati compaiono simboli del sole, della luna o delle stelle. Il suono del kultrun accompagna i canti e permette alla machi di entrare nello stato necessario per comunicare con gli spiriti.
Il disegno del kultrun è diventato un simbolo dell'identità mapuche e compare anche nella bandiera mapuche adottata alla fine del Novecento.
Il ngillatun, la grande cerimonia collettiva
Accanto ai riti dedicati alle singole persone, il calendario mapuche conosce una grande cerimonia comunitaria: il ngillatun. È una preghiera collettiva per la fertilità della terra, per un buon raccolto, per la pioggia e per il benessere di tutto il gruppo. Può durare diversi giorni e riunisce più comunità.
Il ngillatun si svolge in un campo cerimoniale con un altare centrale, spesso un rewe o un insieme di rami, attorno al quale le famiglie si dispongono a semicerchio rivolte verso est. Ci sono preghiere, offerte di cibo e bevande, sacrifici di animali secondo la tradizione locale, e danze accompagnate da strumenti come il kultrun e la lunga tromba trutruka. In molte comunità il ngillatun è guidato da un'autorità tradizionale, il ngenpin, con la partecipazione della machi.
Una tradizione in difesa del territorio
Per i Mapuche il sacro è inseparabile dalla terra. Fiumi, vulcani, foreste e luoghi specifici sono abitati da spiriti protettori, i ngen. Per questo la difesa della tradizione si intreccia oggi con la difesa del territorio, e molte machi sono figure di riferimento non solo religioso ma anche culturale per il loro popolo.
In sintesi
- La machi è la specialista rituale mapuche, oggi in gran parte donna.
- Si diventa machi per chiamata degli spiriti, spesso dopo sogni e un lungo periodo di prova.
- Il rewe è un palo a gradini che unisce terra e cielo, piantato davanti alla casa della machi.
- Il kultrun è un tamburo dipinto con la mappa del cosmo, oggi simbolo dell'identità mapuche.
- Il ngillatun è la grande preghiera collettiva per la fertilità e il benessere della comunità.