Pochi popoli hanno saputo guardare la morte con la stessa familiarità dei messicani. Il Día de Muertos, con i suoi altari fioriti e i teschi di zucchero, è conosciuto in tutto il mondo. Dietro la festa moderna si intrecciano due eredità: la concezione azteca dell'aldilà e il calendario cristiano di Ognissanti e dei Defunti. Separarle con cura aiuta a capire che cosa sia davvero questa tradizione.
Mictlan, il luogo dei morti
Per i Mexica, il popolo che chiamiamo comunemente azteco, la maggior parte dei defunti era destinata al Mictlan, il regno sotterraneo governato da Mictlantecuhtli, il «signore del luogo dei morti», e dalla sua compagna Mictecacihuatl. Le fonti coloniali, come il Codice Fiorentino raccolto sotto la direzione di Bernardino de Sahagún, descrivono un viaggio lungo e faticoso attraverso nove regioni prima di giungere al riposo definitivo.
Tra le prove che il defunto doveva superare:
- montagne che si scontravano tra loro;
- un deserto di venti taglienti come lame di ossidiana;
- luoghi dove sventolavano bandiere o dove frecce colpivano chi passava;
- un fiume da attraversare, per il quale serviva l'aiuto di un cane.
Il cane, spesso identificato con lo xolotl o con il cane senza pelo xoloitzcuintli, accompagnava il morto oltre le acque. Per questo in alcune sepolture si trovano resti o figurine di cani. Il viaggio, secondo le fonti, durava quattro anni.
Non conta la virtù, ma il modo di morire
Un tratto che sorprende il lettore europeo è che la destinazione del defunto non dipendeva dal suo comportamento morale, ma dal modo in cui era morto.
| Modo di morire | Destinazione |
|---|---|
| Morte comune, per malattia o vecchiaia | Mictlan, dopo il viaggio dei nove livelli |
| Annegamento, fulmine, malattie legate all'acqua | Tlalocan, il paradiso verde di Tlaloc |
| Guerra o sacrificio | la casa del Sole, che i guerrieri accompagnavano nel cielo orientale |
| Parto | la casa del Sole a occidente, come cihuateteo, donne divinizzate |
| Neonati | Chichihuacuauhco, un albero che nutriva i bambini |
Le donne morte di parto erano equiparate ai guerrieri caduti: il parto era considerato una battaglia. Questa concezione mostra quanto l'aldilà mexica fosse legato all'ordine cosmico più che a una logica di premio e castigo.
Le feste dei morti prima della conquista
Il calendario solare azteco prevedeva feste dedicate ai defunti, in particolare nei mesi chiamati Miccailhuitontli e Hueymiccailhuitl, la «piccola» e la «grande festa dei morti», che cadevano in estate. I missionari spagnoli incoraggiarono lo spostamento delle offerte verso le date cristiane del 1 e del 2 novembre. Il risultato fu una fusione: le forme indigene dell'offerta sopravvissero dentro il quadro liturgico cattolico.
L'altare dei morti oggi
Il centro della festa contemporanea è l'ofrenda, l'altare domestico allestito per accogliere le anime che tornano a visitare i vivi. Gli elementi variano da regione a regione, ma alcuni sono quasi universali:
- Le fotografie dei defunti, per indicare a chi è dedicato l'altare.
- I fiori di cempasúchil, le calendule arancioni, il cui colore e profumo segnano la strada alle anime; spesso se ne spargono i petali a formare un sentiero.
- Le candele, una per ciascun defunto o per i punti cardinali.
- Il pan de muerto, pane dolce decorato con forme di ossa.
- I cibi e le bevande preferiti dei defunti, perché ne godano l'essenza.
- La carta picada, carta velina traforata con disegni.
- I teschi di zucchero, spesso con il nome del defunto o di una persona viva, in tono affettuoso e ironico.
In molti luoghi, come sulle rive del lago di Pátzcuaro, le famiglie trascorrono la notte nei cimiteri accanto alle tombe illuminate.
La Catrina
La figura elegante dello scheletro femminile con il cappello piumato nasce da un'incisione dell'illustratore José Guadalupe Posada, dei primi del Novecento, che prendeva in giro i messicani che rinnegavano le proprie origini per imitare la moda europea. Il nome Catrina si affermò più tardi, grazie al pittore Diego Rivera, che la inserì in un celebre murale. Oggi è un'icona nazionale: la satira sociale è diventata simbolo della morte che rende tutti uguali.
Un significato da custodire
La tradizione del Día de Muertos è stata riconosciuta dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La sua forza sta in un'idea semplice: i morti restano parte della comunità e il legame con loro si rinnova ogni anno. Lo Studio Esoterico Cornelio la considera un esempio luminoso di culto degli antenati vissuto con gioia, da osservare senza ridurla a un costume di Halloween.
In sintesi
- Per gli Aztechi la maggior parte dei morti compiva un viaggio di quattro anni attraverso i nove livelli del Mictlan.
- La destinazione dipendeva dal modo di morire, non dalla condotta morale.
- Le feste estive dei morti furono assorbite nelle date cristiane del 1 e 2 novembre.
- L'ofrenda con cempasúchil, candele e pan de muerto è il centro della festa attuale.
- La Catrina nasce come satira di Posada e diventa simbolo nazionale grazie a Rivera.