Molte culture raccontano l'origine del mondo come una separazione: la luce dalle tenebre, le acque di sopra da quelle di sotto, il cielo dalla terra. Tra i Māori della Nuova Zelanda questa idea prende la forma di uno dei miti più belli e intensi del Pacifico: la storia di Ranginui, il Padre Cielo, e Papatūānuku, la Madre Terra, uniti in un abbraccio così stretto che i loro figli vivevano al buio, finché uno di loro decise di separarli.
Prima del mondo: Te Kore e Te Pō
Le tradizioni māori descrivono l'inizio come una successione di stati, spesso recitati in forma di genealogia, cioè di whakapapa. Prima c'è Te Kore, il nulla, il vuoto carico di possibilità. Poi viene Te Pō, la notte, articolata in molte notti successive: la notte lunga, la notte profonda, la notte in cui si cerca a tentoni. Infine arriva Te Ao Mārama, il mondo della luce, in cui vivono gli esseri umani.
Questo schema mostra un tratto importante del pensiero māori: l'origine del mondo non è un atto istantaneo, ma un processo genealogico, una catena di generazioni che collega il vuoto primordiale alle persone di oggi.
L'abbraccio di cielo e terra
Ranginui e Papatūānuku giacevano stretti l'uno all'altra. Tra i loro corpi non c'era spazio per la luce, e i loro figli, numerosi, vivevano schiacciati nell'oscurità, senza poter crescere. Stanchi di quella condizione, i figli si riunirono per decidere che cosa fare.
Le proposte furono diverse:
- Tūmatauenga, il dio della guerra e degli esseri umani, propose di uccidere i genitori;
- Tāne Mahuta, il dio delle foreste e degli uccelli, propose invece di separarli, lasciando il cielo in alto come un estraneo e la terra in basso come una madre che nutre;
- Tāwhirimātea, il dio dei venti e delle tempeste, fu l'unico a opporsi.
Tāne separa i genitori
Diversi fratelli tentarono di separare il cielo e la terra, ma senza riuscirci. Fu Tāne a compiere l'impresa: sdraiato sulla schiena, con le spalle contro la madre e i piedi contro il padre, spinse con tutta la sua forza finché Rangi fu sollevato in alto. Per questo, nell'immaginario māori, gli alberi della foresta, figli di Tāne, sono come gambe che tengono il cielo separato dalla terra.
Con la separazione la luce entrò nel mondo. I figli poterono finalmente crescere e ciascuno prese possesso del proprio dominio.
I figli e i loro domini
| Dio | Dominio |
|---|---|
| Tāne Mahuta | foreste, uccelli, la creazione della prima donna |
| Tangaroa | il mare e i pesci |
| Tāwhirimātea | venti, nuvole, tempeste |
| Rongo | piante coltivate, in particolare la patata dolce, e la pace |
| Haumia-tiketike | piante selvatiche commestibili, come la radice di felce |
| Tūmatauenga | guerra e attività umane |
Le tradizioni variano da tribù a tribù, sia nei nomi sia nei dettagli, ma la struttura generale è condivisa.
La rabbia di Tāwhirimātea
Tāwhirimātea, che non aveva accettato la separazione, lasciò la terra per raggiungere il padre nel cielo. Da lì scatenò la sua collera contro i fratelli: tempeste che abbatterono le foreste di Tāne, onde che sconvolsero il regno di Tangaroa, piogge che costrinsero Rongo e Haumia a nascondersi nel seno della madre.
Solo Tūmatauenga resistette. Per vendicarsi dei fratelli che non lo avevano aiutato, imparò a dominare i loro figli: a catturare uccelli, pescare, coltivare e raccogliere. È per questo che gli esseri umani, figli di Tū, possono nutrirsi delle creature di tutti gli altri dèi, a patto di rispettare i riti e i tapu che regolano queste attività.
Il dolore della separazione
Il mito non dimentica il dolore dei genitori. Le piogge sono le lacrime di Rangi per la sposa lontana; la nebbia che sale dalle valli al mattino è il sospiro di Papatūānuku che si leva verso di lui. In alcune versioni i figli, impietositi, girarono la madre a faccia in giù perché non dovesse vedere ogni giorno il volto del marito.
Un mito che fonda il rispetto
La storia di Rangi e Papa non è solo un racconto delle origini. Fonda una visione del mondo in cui la terra è una madre, gli alberi, i mari e i venti sono parenti, e ogni attività umana entra in una rete di relazioni genealogiche. Ancora oggi molti Māori si presentano richiamando la propria montagna, il proprio fiume, la propria canoa ancestrale: un modo di dire chi si è collocandosi nel grande whakapapa che parte dal cielo e dalla terra.
In sintesi
- La cosmogonia māori procede da Te Kore, il nulla, a Te Pō, la notte, fino a Te Ao Mārama, il mondo della luce.
- Ranginui e Papatūānuku, cielo e terra, erano uniti e i loro figli vivevano al buio.
- Tāne Mahuta li separò spingendo con i piedi, aprendo il mondo alla luce.
- Tāwhirimātea si ribellò, scatenando le tempeste contro i fratelli; Tūmatauenga resistette.
- Pioggia e nebbia ricordano ancora il dolore della separazione tra cielo e terra.