Molti associano l'arte aborigena australiana alle tele coperte di punti colorati, cerchi concentrici e linee sinuose. Quello stile, oggi celebre in tutto il mondo, ha una storia relativamente recente e un luogo d'origine preciso: Papunya, un insediamento nel deserto a ovest di Alice Springs, nell'Australia centrale.
Un insediamento difficile
Papunya fu creato dal governo australiano a metà del Novecento come luogo in cui concentrare persone di gruppi diversi del deserto occidentale: Pintupi, Luritja, Warlpiri, Arrernte, Anmatyerr e altri. Molti vi erano arrivati da poco, dopo aver lasciato i propri paesi d'origine. Le condizioni di vita erano dure, e la convivenza tra comunità diverse, lontane dalla propria terra, era fonte di sofferenza.
Il murale della scuola
All'inizio degli anni Settanta un giovane insegnante d'arte, Geoffrey Bardon, incoraggiò alcuni uomini anziani a dipingere sui muri della scuola. Nel 1971 fu realizzato un murale dedicato al Dreaming della formica del miele, un essere ancestrale legato a quell'area. Fu l'inizio di un movimento sorprendente: in breve tempo un gruppo di uomini cominciò a dipingere su tavole e poi su tela, usando colori acrilici.
Nel 1972 gli artisti fondarono una propria cooperativa, Papunya Tula Artists, che esiste ancora oggi. Tra i pittori di quella prima stagione si ricordano nomi come Kaapa Tjampitjinpa, Clifford Possum Tjapaltjarri e Johnny Warangkula Tjupurrula.
Dalla sabbia alla tela
La pittura su tela non nacque dal nulla. Nel deserto le storie ancestrali venivano da sempre tracciate sulla sabbia durante il racconto, dipinte sul corpo per le cerimonie e realizzate in grandi composizioni al suolo con materiali vegetali, piume e ocra. Gli artisti di Papunya trasferirono su un supporto durevole un linguaggio visivo antico, che conoscevano a fondo.
Un alfabeto di segni
L'iconografia del deserto usa pochi segni essenziali, il cui significato cambia in base al contesto e al racconto:
| Segno | Significati frequenti |
|---|---|
| Cerchi concentrici | luogo, pozza d'acqua, accampamento, punto di sosta |
| Linee dritte o ondulate | percorsi, viaggio, acqua che scorre, fulmine |
| Forma a U | persona seduta (vista dall'alto) |
| Piccoli archi o trattini | impronte di animali o di persone |
| Bastone o linea accanto alla U | strumento, bastone da scavo, arma |
Un quadro può dunque essere letto come una mappa vista dall'alto: un insieme di luoghi collegati da percorsi, in cui si muovono esseri ancestrali. Ma è una mappa sacra, che rende presente il Dreaming di chi la dipinge.
Il problema del segreto
Nei primi anni il movimento affrontò un problema delicato. Alcuni dipinti mostravano elementi legati a cerimonie riservate, oggetti e disegni che secondo la legge del deserto non dovevano essere visti da donne, bambini o persone non iniziate. Quando le opere cominciarono a circolare, questo suscitò forti tensioni all'interno delle comunità.
Gli artisti reagirono modificando il proprio modo di dipingere. Gli elementi più sensibili vennero eliminati o nascosti, e la superficie si riempì di fitti campi di punti. Molti studiosi interpretano questa evoluzione come un modo per velare il significato più profondo, lasciando visibile solo ciò che poteva essere condiviso. I punti, quindi, non sono un semplice ornamento: sono anche un confine tra il pubblico e il segreto.
Un'arte che si diffonde
Negli anni successivi la pittura acrilica si diffuse in molte altre comunità del deserto, ognuna con stili e colori propri. Anche le donne divennero protagoniste del movimento, portando sulla tela i propri racconti e le proprie conoscenze. Oggi i centri d'arte gestiti dalle comunità hanno un ruolo importante nel garantire che gli artisti siano riconosciuti e che le opere siano autentiche.
Che cosa ci insegna
Per chi studia i simboli, Papunya mostra come una tradizione possa trasformarsi senza perdere se stessa. Cambiano i materiali, i supporti e il pubblico, ma resta il legame con il paese e con la legge ancestrale. Lo Studio Esoterico Cornelio vede in questi dipinti un esempio raro di linguaggio iniziatico che sceglie consapevolmente che cosa mostrare e che cosa custodire.
In sintesi
- La pittura a punti del deserto nacque a Papunya all'inizio degli anni Settanta.
- Il murale del 1971 e la cooperativa Papunya Tula ne segnano l'inizio.
- Cerchi, linee e forme a U compongono una mappa sacra vista dall'alto.
- I punti servirono anche a velare elementi rituali riservati.
- Lo stile si è diffuso in molte comunità, ma resta legato al paese e al Dreaming.