✺ Africa e diaspora

Lo zār: gli spiriti tra Corno d'Africa, Nilo e golfo Persico

Lo zār, tradizione di possessione dal Corno d'Africa all'Egitto e all'Iran: spiriti con nomi e caratteri, riti guidati da donne, musica, incenso e patto.

Quando si parla di religioni africane si pensa soprattutto all'Africa occidentale e centrale. Ma esiste una grande tradizione nell'Africa nord-orientale che ha attraversato confini, lingue e religioni: lo zār. È un complesso di credenze e di riti legato a spiriti chiamati con lo stesso nome, diffuso in Etiopia, Eritrea, Sudan, Egitto, Somalia, e spintosi fino alla penisola arabica e alle coste meridionali dell'Iran.

Una tradizione in movimento

L'origine dello zār è discussa. Molti studiosi la collocano negli altopiani etiopici, da dove si sarebbe diffusa lungo le rotte commerciali, migratorie e, purtroppo, della tratta degli schiavi che collegavano il Corno d'Africa al Nilo, al Mar Rosso e al golfo Persico. Ogni regione l'ha assimilata e trasformata, così che oggi lo zār egiziano, quello sudanese e quello iraniano presentano differenze importanti, pur conservando un'aria di famiglia.

Un tratto colpisce in particolare: lo zār si è sviluppato soprattutto all'interno di società musulmane e cristiane, convivendo con esse in un rapporto spesso ambiguo. Le autorità religiose lo hanno talvolta criticato, ma le comunità lo hanno mantenuto come parte della propria cultura.

Gli spiriti dello zār

Gli spiriti zār non sono demoni generici. Hanno nomi, caratteri, gusti e storie proprie. In molte tradizioni sono organizzati in famiglie o gruppi, e ciascuno ha i suoi canti, i suoi colori, i suoi abiti, i suoi cibi preferiti.

Un aspetto affascinante, documentato soprattutto in Sudan, è che molti spiriti rappresentano stranieri: etiopi, arabi, europei, ufficiali coloniali, nomadi del deserto, dignitari di corte. Nelle cerimonie, chi è posseduto da uno di questi spiriti ne assume i modi, le richieste e talvolta l'abbigliamento.

L'antropologa canadese Janice Boddy, nel suo studio Wombs and Alien Spirits dedicato a un villaggio del Sudan settentrionale, ha mostrato come questi spiriti stranieri permettano alle donne di riflettere, quasi teatralmente, sulla propria identità, sui ruoli di genere e sul mondo esterno.

Un patto, non un esorcismo

La differenza più importante tra lo zār e molte pratiche di esorcismo riguarda la sua finalità. Nella logica dello zār lo spirito, una volta riconosciuto, non viene cacciato. Si stabilisce invece con lui una relazione duratura, una specie di patto: la persona si impegna a onorarlo con cerimonie, doni e comportamenti graditi, e lo spirito, in cambio, smette di creare inquietudine e diventa una presenza con cui convivere.

Per questo molte persone partecipano allo zār per tutta la vita, entrando a far parte di una comunità di devote e devoti legati da esperienze comuni.

La cerimonia

Le cerimonie zār si svolgono in case private o in spazi dedicati, spesso nell'arco di più notti. Pur con molte varianti locali, presentano elementi ricorrenti:

Elemento Funzione
Tamburi e canti ogni spirito ha i suoi canti, che lo chiamano e lo fanno manifestare
Incenso l'aroma purifica lo spazio e attira gli spiriti
Danza movimenti ondeggianti del busto e della testa che conducono alla trance
Abiti e oggetti la persona indossa gli indumenti richiesti dal proprio spirito
Offerte cibo, bevande e, nelle grandi cerimonie, il sacrificio di un animale

Chi guida il rito

Le cerimonie sono dirette da una figura esperta, quasi sempre una donna, chiamata in modi diversi a seconda della regione: in Sudan si parla spesso di shaykha, in Egitto di kodia. Questa persona conosce i canti, gli spiriti e le regole del rito, ed è in grado di riconoscere quale spirito si sta manifestando e che cosa chiede.

Un mondo di donne

Lo zār è soprattutto una tradizione femminile. In società in cui gli spazi pubblici erano in gran parte maschili, le cerimonie zār offrivano alle donne un luogo proprio, in cui incontrarsi, cantare, danzare ed esprimersi con una libertà altrimenti rara.

L'antropologo britannico Ioan M. Lewis interpretò questo tipo di possessione come un modo con cui gruppi marginali potevano far sentire la propria voce. La sua lettura ha avuto grande influenza, ma studi successivi, come quello di Boddy, hanno insistito sul fatto che lo zār non è solo una strategia sociale: è un sistema di significati profondo e coerente.

Esistono anche varianti con forte partecipazione maschile, come il tumbura sudanese, legato a un grande strumento a corde chiamato con un nome simile.

Lo zār oggi

In alcune regioni lo zār è oggi in declino, a causa dei cambiamenti sociali e delle critiche religiose. Allo stesso tempo, la sua musica ha trovato nuova vita: al Cairo, per esempio, alcuni ensemble tradizionali eseguono canti zār in contesti culturali aperti al pubblico, contribuendo a preservarne il repertorio.

In sintesi

  • Lo zār è una tradizione di possessione diffusa dal Corno d'Africa all'Egitto, alla penisola arabica e all'Iran meridionale.
  • Gli spiriti zār hanno nomi, caratteri e gusti propri, e spesso rappresentano stranieri.
  • Lo scopo non è scacciare lo spirito ma stabilire con lui un patto duraturo.
  • Le cerimonie, guidate per lo più da donne, uniscono tamburi, canti, incenso e danza.
  • Gli studi di Lewis e Boddy offrono letture diverse del suo significato sociale e culturale.
☉
Studio Esoterico Cornelio

Lo Studio Esoterico Cornelio custodisce e studia la tradizione esoterica, guidato dal Maestro Cornelio. Questi testi nascono per far conoscere con serietà simboli, storia e pratiche della via interiore.

Leggi anche