Nelle religioni di matrice yoruba la musica non è un accompagnamento: è una forma di preghiera e di comunicazione con gli orisha. Fra tutti gli strumenti, i tamburi batá occupano un posto speciale. Sono considerati non solo strumenti, ma esseri dotati di uno spirito proprio, Añá, e nella tradizione cubana sono tra gli oggetti più sacri della Regla de Ocha.
Le origini in terra yoruba
In Africa occidentale, i batá sono strettamente legati al culto di Shango, l'orisha del tuono, e alla regalità di Oyo. Si suonano anche in altri contesti, come le cerimonie degli Egungun, le maschere degli antenati. In terra yoruba esistono molti altri tamburi, tra cui il celebre dùndún, il tamburo a clessidra stretto sotto il braccio: i batá hanno però una sonorità e un repertorio propri.
I tre tamburi
Nella forma che si è affermata a Cuba, il complesso batá è composto da tre tamburi a due pelli, di forma simile a una clessidra asimmetrica, suonati in orizzontale sulle ginocchia del suonatore, che colpisce entrambe le facce con le mani.
| Tamburo | Dimensione | Ruolo |
|---|---|---|
| Iyá | il più grande | la «madre»: guida, chiama, dialoga, introduce le variazioni |
| Itótele | medio | risponde all'iyá e dialoga con essa |
| Okónkolo | il più piccolo | mantiene una figura ritmica di base stabile |
Ogni tamburo ha una pelle più grande, dal suono grave, e una più piccola, dal suono acuto. L'iyá porta spesso una fila di sonagli metallici, detti chaworó, che aggiungono una vibrazione caratteristica.
Il risultato non è la somma di tre ritmi, ma una conversazione: l'iyá lancia frasi, gli altri tamburi rispondono, e il dialogo costruisce la musica.
I tamburi che parlano
Lo yoruba è una lingua tonale: il significato delle parole dipende anche dall'altezza della voce con cui vengono pronunciate. I suonatori esperti sono in grado di riprodurre sui tamburi la melodia delle parole, in modo che le frasi ritmiche richiamino saluti, lodi e versi rivolti agli orisha. Per chi conosce il codice, i batá «parlano» davvero.
A Cuba, con il passare delle generazioni, la lingua yoruba si è trasformata nella lingua liturgica lucumí, e il legame tra i ritmi e le parole si è in parte modificato. Ma l'idea che il tamburo sia una voce e non soltanto un suono è rimasta intatta.
Añá: lo spirito del tamburo
Nella tradizione cubana, i batá consacrati sono detti de fundamento: all'interno di essi risiede Añá, lo spirito del tamburo, considerato un orisha. La consacrazione è un rito complesso, compiuto da suonatori già iniziati, e dà origine a un nuovo «lignaggio» di tamburi, legato al set da cui è derivato.
Esistono anche tamburi batá non consacrati, chiamati aberikulá, usati per lo studio, per le esibizioni e per contesti non rituali. La distinzione è netta: solo i tamburi con Añá possono suonare davanti agli orisha nelle cerimonie più importanti.
La tradizione orale attribuisce la consacrazione del primo set di batá a Cuba a due africani, Añabí e Atandá, nell'Avana dell'Ottocento. Da quel primo fondamento, secondo la stessa tradizione, discendono molti dei tamburi consacrati dell'isola.
Gli omo Añá
I suonatori iniziati al culto del tamburo sono detti omo Añá, «figli di Añá». L'iniziazione li lega al tamburo con un vincolo di rispetto e di responsabilità. Tradizionalmente il ruolo era riservato agli uomini; negli ultimi decenni il tema è diventato oggetto di discussione, e alcune donne suonano batá non consacrati in contesti artistici e didattici.
L'oro seco e la festa
Una cerimonia con i batá consacrati si apre di solito con l'oro seco (detto anche oro del igbodú): una lunga sequenza di ritmi suonati senza canto, uno per ciascun orisha, eseguita davanti all'altare. È un saluto rivolto alle divinità nel loro linguaggio più puro, quello del tamburo.
Segue la parte pubblica della festa, in cui un cantante solista intona i canti e il coro risponde, mentre i fedeli danzano. In questa fase il tamburo non accompagna soltanto: con i suoi cambiamenti di ritmo può intensificare l'atmosfera e favorire la trance, in cui l'orisha si manifesta nel corpo di un iniziato.
Da Cuba al mondo
Nel corso del Novecento i batá hanno attraversato i confini della religione. Sono entrati nei conservatori, nei gruppi folklorici, nella musica popolare e nel jazz latino. Con l'emigrazione cubana, set consacrati sono stati portati negli Stati Uniti e in altri paesi, dando vita a nuove comunità di omo Añá.
In sintesi
- I batá sono tamburi a due pelli legati in origine al culto di Shango e alla regalità di Oyo.
- Il set cubano comprende iyá, itótele e okónkolo, in dialogo tra loro.
- Sfruttando la natura tonale dello yoruba, i tamburi possono «parlare».
- I tamburi consacrati ospitano Añá, lo spirito del tamburo; i suonatori iniziati sono omo Añá.
- L'oro seco, sequenza di ritmi senza canto, apre le cerimonie salutando ogni orisha.