Il candomblé è una delle più importanti religioni di matrice africana nate nelle Americhe. Si è formato in Brasile, soprattutto nello stato di Bahia e nella sua capitale Salvador, grazie alle persone ridotte in schiavitù che portarono con sé lingue, canti, divinità e modi di organizzare la comunità. Non è una semplice «sopravvivenza» africana: è una ricostruzione creativa, avvenuta in condizioni durissime, che ha dato vita a una tradizione con regole, gerarchie e una teologia propria.
Le «nazioni» del candomblé
Una delle prime cose da capire è che non esiste un solo candomblé. Le comunità si riconoscono in diverse nações (nazioni), che indicano l'eredità africana prevalente nel rito, nella lingua liturgica e nel nome delle divinità.
| Nazione | Eredità principale | Nome delle divinità |
|---|---|---|
| Ketu (o Nagô) | Yoruba | orixás |
| Jeje | Fon ed Ewe (area dell'antico Dahomey) | voduns |
| Angola e Congo | Popoli di lingua bantu | inquices |
La nazione Ketu è la più conosciuta e quella su cui si sono concentrati molti studi, ma le altre hanno una storia altrettanto lunga. In ciascuna i canti sono intonati in una lingua rituale derivata dall'idioma africano d'origine, conservata per generazioni anche quando il suo significato letterale si era in parte perduto.
Il terreiro: una casa e una famiglia
Il luogo del culto si chiama terreiro, parola che indica un terreno, uno spazio. Non è soltanto un tempio: è un insieme di edifici, cortili, alberi sacri e piccoli santuari dove ciascuna divinità ha la sua dimora. Il terreiro funziona come una famiglia allargata, la família de santo, con legami di parentela spirituale che si aggiungono a quelli di sangue.
Al vertice c'è la ialorixá (mãe de santo, «madre di santo») o il babalorixá (pai de santo). Il candomblé di Bahia è noto per il ruolo centrale delle donne: molte delle case più antiche e prestigiose sono state guidate da grandi sacerdotesse, la cui autorità era riconosciuta ben oltre la comunità. Accanto a loro operano figure con compiti precisi:
- gli ogãs, uomini che sostengono la casa e, in molti casi, suonano i tamburi;
- le ekedes, donne che assistono gli iniziati durante la trance;
- i filhos e filhas de santo, gli iniziati, ordinati per anzianità rituale.
L'anzianità non dipende dall'età anagrafica, ma dagli anni trascorsi dall'iniziazione. Una ragazza iniziata da molto tempo può avere precedenza su un adulto entrato da poco.
L'iniziazione
Si entra pienamente nel candomblé attraverso un percorso di iniziazione lungo e graduale. Il momento centrale è un periodo di ritiro all'interno del terreiro, durante il quale il novizio, chiamato iaô, impara canti, gesti, regole e tabù legati alla propria divinità. Si dice che ogni persona abbia un orixá «padrone della testa», che il sacerdote individua attraverso la divinazione con le conchiglie (jogo de búzios).
Al termine del ritiro, l'iniziato viene presentato pubblicamente alla comunità. Il suo cammino prosegue per anni, con tappe successive che segnano la maturità religiosa e, per alcuni, la possibilità di guidare una casa.
Il xirê: la danza degli dèi
Le feste pubbliche del candomblé sono momenti di grande bellezza. Si aprono con il xirê, una danza circolare in cui i fedeli girano intorno allo spazio centrale cantando per ogni orixá, in un ordine stabilito. Il ritmo è dato da tre tamburi, gli atabaques, di dimensioni diverse, accompagnati da un idiofono metallico.
Durante la cerimonia alcuni iniziati entrano in trance: nella prospettiva del culto, è l'orixá che si manifesta. Gli iniziati in trance vengono accompagnati in una stanza, vestiti con gli abiti e gli emblemi della divinità e riportati nel salone, dove danzano davanti alla comunità. Ogni orixá ha i suoi colori, i suoi passi e i suoi strumenti:
- Ogum danza con la spada, guerriero e fabbro;
- Iemanjá, madre delle acque, ha movimenti ampi come onde;
- Oxalá, vestito di bianco, avanza lento e curvo nella sua forma anziana.
Santi e orixás
Durante il periodo coloniale e oltre, il candomblé visse a lungo in condizioni di marginalità e fu a lungo oggetto di repressione. In questo contesto si sviluppò la corrispondenza tra orixás e santi cattolici: Oxalá avvicinato al Senhor do Bonfim, Iemanjá a figure mariane, Ogum a santi guerrieri. Gli studiosi discutono se si sia trattato di un travestimento difensivo, di una vera fusione o di entrambe le cose a seconda delle persone e delle epoche.
Un esempio visibile è la lavagem do Bonfim a Salvador, in cui donne vestite di bianco lavano con acqua profumata la scalinata della celebre chiesa: un rito pubblico dove i due mondi si toccano. Nella seconda metà del Novecento, diverse case hanno invece promosso un ritorno a forme considerate più «africane», prendendo le distanze dal sincretismo.
Lo sguardo degli studiosi
Il candomblé ha attirato etnografi, fotografi e scrittori. Il sociologo francese Roger Bastide e il fotografo ed etnologo Pierre Verger, che visse a lungo a Salvador e viaggiò fra Bahia e l'Africa occidentale, contribuirono a far conoscere la profondità di questa tradizione e i suoi legami con il Golfo del Benin. Il loro lavoro mostrò che il terreiro custodiva un sapere complesso, non una superstizione.
In sintesi
- Il candomblé è una religione afro-brasiliana nata soprattutto a Bahia, con al centro le divinità chiamate orixás.
- Esistono diverse nazioni (Ketu, Jeje, Angola), ognuna legata a un'eredità africana e a una lingua rituale.
- Il terreiro è insieme tempio e famiglia spirituale, guidato spesso da grandi sacerdotesse.
- L'iniziazione prevede un ritiro e un lungo cammino; nel xirê gli orixás si manifestano attraverso la danza.
- Il rapporto con i santi cattolici è una storia complessa di adattamento, fusione e, più di recente, di distinzione.