Quando si parla di religione tibetana si pensa quasi sempre al buddhismo. Eppure sull'altopiano esiste da secoli un'altra tradizione, il Bön, che si considera più antica dell'arrivo del buddhismo e che ancora oggi conta monasteri, maestri e comunità di praticanti, in Tibet e nell'esilio. Capire il Bön significa entrare in una storia complessa, fatta di continuità, rotture e reciproche influenze.
Tre significati di una stessa parola
Gli studiosi distinguono di solito tre realtà diverse che vengono chiamate con lo stesso nome.
- La religione antica, praticata nel Tibet prima e durante l'impero (VII-IX secolo). Le fonti, tra cui i manoscritti ritrovati a Dunhuang, parlano di sacerdoti chiamati bon e shen, specializzati soprattutto nei riti funebri dei re, nei sacrifici e nella protezione del sovrano.
- Il Bön organizzato, detto Yungdrung Bön, che prende forma come tradizione monastica e scritturale a partire dall'XI secolo, in parallelo alla seconda diffusione del buddhismo.
- Le pratiche popolari legate agli spiriti locali, alla divinazione e ai riti di protezione, che non appartengono in esclusiva a nessuna delle due grandi religioni.
Confondere questi tre livelli porta a errori frequenti, come immaginare il Bön di oggi come un puro «sciamanesimo prebuddhista» rimasto immutato.
Tonpa Shenrab e la terra di Olmo Lungring
Secondo la tradizione Bön, la dottrina fu insegnata da Tonpa Shenrab Miwoche, un maestro illuminato vissuto in un'epoca remotissima nella terra di Olmo Lungring, collocata a occidente del Tibet, in una regione chiamata Tagzig. Le sue biografie, raccolte in testi molto estesi, raccontano la sua nascita, le sue imprese, la lotta contro il demone Khyabpa Lagring e la sua visita in Tibet.
Gli storici leggono queste narrazioni come testi sacri, non come cronache verificabili. Ciò che è certo è che il Bön lega le proprie origini allo Zhang Zhung, un regno del Tibet occidentale con una propria lingua, assorbito dall'impero tibetano tra VII e VIII secolo. Il monte Kailash e la regione circostante erano il cuore di quel mondo.
Persecuzione e testi riscoperti
Durante l'impero, in particolare sotto il re Trisong Detsen nell'VIII secolo, il buddhismo ricevette il favore della corte e la tradizione Bön racconta di una persecuzione: i sacerdoti furono allontanati e molti testi nascosti per essere salvati.
Da qui nasce un tratto decisivo del Bön: i terma, i «tesori» ritrovati. Dall'XI secolo diversi scopritori dichiararono di aver rinvenuto testi nascosti in grotte, statue o colonne. Lo stesso fenomeno esiste nella scuola buddhista Nyingma, e i due ambienti si sono influenzati a vicenda per secoli.
La via dello yungdrung
Il simbolo del Bön è lo yungdrung, la svastica che ruota in senso antiorario. Indica ciò che è eterno e indistruttibile e dà il nome alla tradizione stessa. Lo stesso senso antiorario si ritrova nei gesti rituali: i fedeli Bön girano attorno a templi, stupa e montagne sacre tenendoli alla propria sinistra, al contrario dei buddhisti.
La dottrina è ordinata in nove vie progressive:
- le prime quattro, dette «vie della causa», riguardano divinazione, astrologia, riti per gli spiriti, riti funebri e di protezione;
- le successive comprendono la disciplina dei laici e dei monaci;
- le più alte riguardano le pratiche tantriche e lo Dzogchen, la «grande perfezione».
Lo Dzogchen Bön ha una propria trasmissione, nota come Zhang Zhung Nyengyu, considerata tra le più antiche del Tibet.
Monasteri ed esilio
Nel 1405 fu fondato il monastero di Menri, nello Tsang, che divenne il principale centro di studi della tradizione. Dopo il 1959 molti monaci lasciarono il Tibet: in India, a Dolanji nell'Himachal Pradesh, è stato fondato un nuovo Menri, mentre in Nepal è sorto il monastero di Triten Norbutse. Da questi centri il Bön si è fatto conoscere anche in Occidente.
Bön e buddhismo: rivali e fratelli
Visto dall'esterno, un monastero Bön somiglia molto a uno buddhista: monaci in abiti simili, studio filosofico, dibattito, meditazione, mandala. Le differenze stanno nei lignaggi, nei nomi delle divinità, nella figura di Tonpa Shenrab al posto del Buddha Shakyamuni e nel senso dei gesti rituali.
Il rapporto storico fu a lungo polemico: testi buddhisti presentarono il Bön come religione di sacrifici e superstizioni, testi Bön accusarono i buddhisti di aver copiato le loro dottrine. La ricerca moderna descrive invece una lunga convivenza in cui entrambe le tradizioni hanno conservato elementi antichi e si sono trasformate insieme.
Che cosa ci insegna il Bön
Per lo studioso di tradizioni il Bön è un caso esemplare. Mostra come una religione possa custodire la memoria di un'origine antichissima e allo stesso tempo essersi rinnovata profondamente; e come il rapporto con il paesaggio, gli spiriti locali e i riti per i defunti possa convivere con una filosofia contemplativa molto raffinata. Nell'Officina Ermetica dello Studio Esoterico Cornelio lo leggiamo così: non come un relitto, ma come una tradizione viva che va ascoltata con le sue parole.
In sintesi
- «Bön» indica la religione antica, la tradizione organizzata dall'XI secolo e un insieme di pratiche popolari.
- La tradizione si richiama a Tonpa Shenrab e al regno occidentale dello Zhang Zhung.
- Lo yungdrung antiorario e il senso antiorario dei giri rituali ne sono i segni più visibili.
- La dottrina è ordinata in nove vie, fino allo Dzogchen.
- Bön e buddhismo tibetano si sono influenzati a vicenda per secoli.