Nell'Artico nordamericano, dall'Alaska al Canada settentrionale fino alla Groenlandia, vivono gli Inuit. Per secoli la loro sopravvivenza è dipesa dalla caccia agli animali marini e terrestri in uno degli ambienti più duri del pianeta. In questo mondo la figura religiosa centrale era l'angakkuq (al plurale angakkuit), lo sciamano, e una delle potenze più temute e rispettate era la donna che abita in fondo al mare, conosciuta soprattutto con il nome di Sedna.
Chi era l'angakkuq
L'angakkuq era una persona, uomo o donna, capace di comunicare con il mondo degli spiriti. Il suo ruolo comprendeva molti compiti: ritrovare la selvaggina nei periodi di carestia, capire le cause delle sventure, accompagnare i passaggi difficili della vita della comunità, contrastare le influenze ostili.
Non si diventava angakkuq per scelta personale. Molti racconti parlano di una chiamata spirituale, di un lungo apprendistato presso un maestro, di prove di solitudine, freddo e digiuno. Una tappa importante era l'esperienza chiamata qaumaniq, «illuminazione»: una luce interiore che permetteva di vedere ciò che è nascosto agli altri, nel tempo e nello spazio.
Gli spiriti aiutanti
L'angakkuq agiva grazie a spiriti aiutanti, i tuurngait (singolare tuurngaq). Potevano avere la forma di animali, di persone o di esseri difficili da descrivere. Ogni angakkuq ne aveva uno o più, ottenuti durante l'iniziazione, e li chiamava con canti e formule in una lingua speciale, diversa da quella quotidiana.
Le sedute avvenivano spesso nell'oscurità della casa d'inverno o dell'igloo. Le fonti descrivono l'angakkuq legato, il suono del tamburo, voci diverse che sembravano provenire da ogni parte, e il racconto del viaggio compiuto dallo spirito dello sciamano.
Il mito di Sedna
Sedna è il nome usato soprattutto dagli Inuit dell'isola di Baffin; altri gruppi la chiamano Nuliajuk, Arnaquagsaq, Takannaaluk o con altri nomi. Il racconto ha molte varianti, ma il nucleo è simile.
Una giovane donna rifiutava ogni pretendente. Finì per sposare un essere che si rivelò un uccello marino, o in altre versioni un cane, e visse con lui in condizioni miserabili. Il padre andò a riprenderla in kayak, ma durante la fuga si scatenò una tempesta. Per salvarsi, il padre gettò la figlia in mare; quando lei si aggrappò al bordo dell'imbarcazione, le tagliò le dita, falange dopo falange. Le dita cadute in acqua diventarono le foche, i trichechi, le balene e gli altri animali del mare. Sedna scese sul fondo e vi rimase come signora degli animali marini.
Il viaggio in fondo al mare
Da quel momento la vita degli Inuit dipendeva dalla benevolenza di Sedna. Quando le persone violavano i tabù, ad esempio mancando di rispetto agli animali uccisi o non rispettando le regole legate alla nascita e alla morte, le trasgressioni si accumulavano come sporcizia nei suoi capelli. Senza dita, Sedna non poteva pettinarsi: irritata, tratteneva gli animali e la caccia falliva.
Toccava allora all'angakkuq compiere il viaggio più pericoloso. Con l'aiuto dei suoi spiriti, scendeva in fondo al mare, superava guardiani e ostacoli, raggiungeva la dimora di Sedna e le pettinava i capelli, calmandola. Sedna allora liberava gli animali. Al ritorno, lo sciamano chiedeva alla comunità di confessare le trasgressioni commesse, perché l'ordine fosse ristabilito.
Questo racconto collega il destino della comunità al comportamento di ciascuno. Una colpa nascosta non riguarda solo chi l'ha commessa: pesa su tutti, perché offende la madre degli animali. La confessione pubblica non era quindi un'umiliazione, ma un gesto di responsabilità collettiva, che liberava il gruppo dal peso accumulato.
Il mito esprime con forza un'idea comune a molti popoli cacciatori: gli animali non sono semplici risorse, ma esseri che si concedono all'uomo se questi rispetta le regole del rapporto.
Le testimonianze raccolte
Molto di ciò che sappiamo sugli angakkuit tradizionali deriva dalle testimonianze raccolte tra fine Ottocento e inizio Novecento da esploratori ed etnografi come Franz Boas e Knud Rasmussen. Durante la Quinta Spedizione Thule, Rasmussen registrò le parole di Aua, un angakkuq iglulik, che descrisse con lucidità le paure e le regole della sua gente.
Con l'arrivo delle missioni cristiane la pratica degli angakkuit declinò e in molte comunità divenne clandestina. Oggi diversi Inuit lavorano per recuperare la memoria di questa tradizione, e la figura di Sedna è molto presente nell'arte inuit contemporanea, soprattutto nella scultura.
In sintesi
- L'angakkuq era lo specialista inuit del rapporto con gli spiriti, uomo o donna.
- Agiva con l'aiuto degli spiriti tuurngait e dell'illuminazione interiore qaumaniq.
- Sedna, con le dita tagliate trasformate in animali marini, è la signora del mare.
- Le trasgressioni sporcano i suoi capelli; lo sciamano scende a pettinarla e libera la selvaggina.
- Le testimonianze di Boas e Rasmussen sono fonti centrali su questa tradizione.